Angelo, il cane rimasto ustionato nell’incendio dell’Oristanese, è stabile. Il web tifa per lui
«Lo abbiamo trasferito in una stanza tutta sua, non tollerava la gabbia. Lo medichiamo quattro volte al giorno. Si alimenta da solo e la sua funzionalità renale tiene. Sta cominciando a perdere grandi lembi di cute necrotizzata perciò continuiamo a trattarlo con antidolorifici, oltre che con antibiotici e unguenti».
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È scampato al terribile incendio che ha devastato, giorni fa, l’Oristanese, riportando bruciature e ferite gravissime in tutto il corpo.
Oggi si trova per fortuna nelle mani giuste, quelle dei veterinari della Clinica Duemari di Oristano.
Stiamo parlando di Angelo, il cane che è diventato, sui social, il simbolo della speranza dopo i terribili incendi che hanno messo in ginocchio la nostra Isola.
La sua storia ha fatto il giro del web e ogni giorno i veterinari della Clinica aggiornano tutti con le novità che riguardano la salute del cagnolino che ha preso il nome dall’uomo che lo ha salvato dalle fiamme, Angelo.
«Lo abbiamo trasferito in una stanza tutta sua, non tollerava la gabbia. Lo medichiamo quattro volte al giorno. Si alimenta da solo e la sua funzionalità renale tiene. Sta cominciando a perdere grandi lembi di cute necrotizzata perciò continuiamo a trattarlo con antidolorifici, oltre che con antibiotici e unguenti».
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Vittima dei botti: a Sanluri una cucciola muore di terrore. Era appena stata salvata insieme ai suoi fratellini

Il cuore di una cagnolina si è fermato a causa delle esplosioni dei botti. La cucciola era stata abbandonata e salvata da pochi giorni insieme ai suoi fratellini.
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Il 2026 inizia con un lutto che pesa come un macigno sul cuore di chi dedica la vita agli animali. Mentre nelle piazze si festeggiava, a Sanluri, presso il centro di equitazione “Oasi felice degli animali”, si consumava una tragedia silenziosa e crudele. Una cucciola, recuperata solo pochi giorni prima dalla Polizia Municipale, è morta letteralmente di paura a causa dei botti di Capodanno.
La dinamica è tristemente nota, ma non per questo meno dolorosa. Non era ancora scoccata la mezzanotte quando alcuni ragazzi, nelle campagne circostanti, hanno iniziato a far esplodere petardi per diversi minuti. Tanto è bastato: lo stress acuto e il terrore provocato dalle detonazioni hanno stroncato il cuore della piccola, che non ha retto all’urto emotivo. “Questa è una vita che si spegne perché qualcun altro ha voluto accendere il proprio ‘divertimento'”, scrivono i responsabili del centro in un post colmo di rabbia e dolore su Facebook.
La storia della cagnolina è un intreccio di speranza e sfortuna. Faceva parte di una cucciolata recuperata lo scorso 24 dicembre. Invece di lasciarli finire in canile, i volontari dell’Oasi avevano deciso di accoglierli a proprie spese, offrendo loro cure e protezione in attesa di trovare famiglie amorevoli. Una promessa di futuro spezzata in dieci minuti di follia “festiva”.
Il post si trasforma rapidamente in un atto d’accusa contro l’assenza di tutele legali. Il centro solleva un interrogativo che ogni anno divide l’opinione pubblica: Perché non vengono emesse ordinanze restrittive efficaci? Cosa serve ancora per vietare i botti nei centri abitati e nelle zone rurali? Il messaggio finale dei volontari è un grido disperato rivolto a tutti: i botti uccidono. Non è una metafora, ma una realtà clinica per migliaia di animali selvatici e domestici i cui sensi, molto più sviluppati dei nostri, trasformano un gioco in un bombardamento insopportabile.
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