Asso, il vecchietto che nessuno voleva: dal cuore di Cagliari, in cerca di una casa
Ha vissuto 10 anni in un terrazzo, poi è stato relegato in un recinto/parcheggio senza un riparo, solo, senza attenzioni tantomeno cure. E tutto questo accadeva in pieno centro a Cagliari: vogliamo ora regalare ad Asso una vita degna di essere chiamata tale? Il nonnetto è arzillo e sta bene in salute, aiutiamolo finalmente a trovare l'amore che merita
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Asso è stato trovato nel centralissimo quartiere storico di Marina a Cagliari. Dieci anni di vita isolato dal mondo: prima in un terrazzo, poi in un cortile/parcheggio senza un riparo al caldo o all’ombra, senza una carezza, un’attenzione. Vittima di un isolamento sociale che, per fortuna, non l’ha rovinato nel profondo.
Ma non vogliamo continuare a parlarvi del suo passato perchè ora Asso ha bisogno di aiuto per la sua vita futura. Qualche settimana fa, la svolta: il vecchietto nel suo cammino ha trovato delle bellissime persone che si sono battute per lui e che l’hanno riscattato dalla sua vita triste. Asso è stato castrato, ha superato l’operazione e si trova in degenza a casa di chi l’ha accolto ma non può tenerlo e chiede l’aiuto di tutti noi.
L’arzillo nonnetto ha 10 anni, è una taglia piccola, pesa 7 chili: ama stare in compagnia dei suoi simili e degli umani, è affettuoso e regala tantissima gioia. Per ovvie ragioni all’inizio è diffidente perchè ha paura, ma appena capisce che può fidarsi si lascia andare.
Per info su Asso, contattare su Facebook Alessandra Gioia Glander.
“Ci sono sempre stata”: Michela Mura, capogruppo Pd a Sestu e insegnante, racconta la malattia e la guarigione

La scelta della riservatezza pubblica nei nove mesi della malattia ha significato a volte mascherare la propria condizione. Oggi, in un toccante messaggio, spiega perché
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Michela Mura, capogruppo Pd nel consiglio comunale di Sestu, insegnante, guida turistica e attualmente nell’ufficio di gabinetto del Turismo, ha affrontato nei mesi scorsi una malattia grave, un tumore, e ieri ha condiviso sui social il racconto del percorso che l’ha portata alla guarigione.
“Finito. Sono stati mesi complessi e faticosi che mi hanno scaraventato nei 50 anni in un modo che non avrei potuto immaginare”, scrive. “Ho trascorso questo tempo sospeso cercando di viverlo al meglio, senza pensare a nemici da combattere: nessuna guerra e nessuna guerriera, ma semplicemente la pace della bellezza della natura e la ricerca dei modi per stare bene”.
Durante questo periodo ha creato quello che definito il suo “protocollo del benessere”, basato su attività quotidiane come camminare, pedalare, ballare, nuotare e dormire. Ha continuato a studiare, a lavorare e a coltivare nuovi interessi, trovando nella routine strumenti concreti per restare attiva e presente.
Non è stata sola. Racconta del sostegno di persone speciali che l’hanno accompagnata nei primissimi passi e durante i giorni di terapia, e della presenza rispettosa di amici e familiari, determinante nei momenti più difficili.
La scelta della riservatezza pubblica nei nove mesi della malattia ha significato a volte mascherare la propria condizione, affrontare battute infelici e gestire la propria difficoltà in contesti pubblici. Ma dietro ogni gesto c’era la volontà di riportare tutto alla normalità: “Banalmente la voglia di dire al mondo ‘Eccomi, ci sono sempre stata, ma ora anche di più!’”.
Il messaggio principale che Michela Mura vuole trasmettere a chi lotta contro una malattia è chiaro: condividere, sentirsi compresi. “Ciao, non ci siamo mai parlati ma in realtà ci conosciamo già. Ci conosciamo perché abbiamo in comune un’esperienza travolgente che tocca l’anima nel profondo. Io sono più avanti nel percorso e vorrei darti la vicinanza che altre persone sconosciute mi hanno dato in questo periodo. Perché serve parlare, serve condividere, serve essere capiti. Se vorrai sappi che ci sono”.
E qui arriva una lezione per tutti noi, un prezioso spunto di riflessione. Per lei, affrontare la malattia è stato soprattutto un esercizio di scelta quotidiana: decidere come muoversi, come restare curiosa, come continuare a vivere senza perdere autonomia e interesse per ciò che le sta a cuore. La sua esperienza mostra che anche nei momenti più duri, la forza non si trova nelle parole, ma nella capacità di costruire giorno per giorno una vita concreta, fatta di gesti e abitudini che restituiscono controllo e senso a ciò che sembra impossibile.
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