(VIDEO) La magia della neve caduta a Fonni questa notte
Le immagini, pubblicate in un video dalla pagina Facebook Case Vacanza ML Fonni, parlano chiaro: qualche centimetro di neve si è depositato sull'asfalto regalando le prime magiche sensazioni dell'inverno.
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L’autunno è appena iniziato, l’inverno è ancora lontano, ma a Fonni, sul Bruncu Spina, è già caduta la prima neve di quest’anno.
Le immagini, pubblicate in un video dalla pagina Facebook Case Vacanza ML Fonni, parlano chiaro: qualche centimetro di neve si è depositato sull’asfalto regalando le prime magiche sensazioni dell’inverno.
Bruncu Spina, prima neve.
Posted by Case Vacanza ML Fonni on Tuesday, 30 October 2018
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Oristano, l’animalista Enrico Rizzi interviene sulla morte del cavallo alla Sartiglia: “Il vostro folklore uccide”

“Un cavallo non nasce per stare in mezzo alla folla, tra rumori, stress, asfalto, tensione e caos. Nasce per correre libero e vivere secondo la sua natura. Invece, ancora nel 2026, continuiamo a chiamare ‘tradizione’ ciò che per gli animali è sfruttamento”, scrive l’animalista.
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La morte di un cavallo alla Sartiglia di Oristano, avvenuta ieri prima ancora dell’inizio della celebre corsa, ha scatenato un acceso intervento dell’animalista Enrico Rizzi. In un post pubblicato sui suoi canali social, Rizzi ha espresso tutta la sua indignazione, suscitando un’ondata di reazioni e commenti tra cittadini, appassionati di cavalli e animalisti.
“Alla Sartiglia di Oristano, un cavallo è crollato a terra ed è morto prima ancora che iniziasse la corsa. Un infarto, dicono. Oggi leggiamo il dolore dei proprietari, le lacrime, la disperazione. Ma c’è una verità che nessun giornale vuole dire: di quel dolore il cavallo non se ne fa più nulla”, scrive Rizzi, sottolineando come amare un animale significhi proteggerlo e non esporlo a stress o pericoli per il divertimento umano.
Secondo Rizzi, la pratica della Sartiglia, pur celebrata come tradizione, mette i cavalli in condizioni incompatibili con la loro natura. “Un cavallo non nasce per stare in mezzo alla folla, tra rumori, stress, asfalto, tensione e caos. Nasce per correre libero e vivere secondo la sua natura. Invece, ancora nel 2026, continuiamo a chiamare ‘tradizione’ ciò che per gli animali è sfruttamento”, scrive l’animalista.
Il post prosegue con un’accusa diretta all’uomo: “Potete fare tutti i controlli veterinari che volete, potete parlare di fatalità, ma finché userete gli animali come strumenti per lo spettacolo queste morti avranno sempre un responsabile: l’uomo. Il rispetto per gli animali non si dimostra con le lacrime. Le vostre tradizioni continuano a uccidere. Lui è morto. Il vostro indegno folklore è ancora vivo. Questa è la vostra vergogna.”
Il messaggio di Rizzi ha acceso il dibattito sul ruolo degli animali nelle manifestazioni tradizionali, tra chi invoca il rispetto delle tradizioni locali e chi sostiene la necessità di una maggiore tutela degli animali coinvolti.
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