(VIDEO) Macchiareddu questa mattina: strada allagata, disagi alle auto
«Macchiareddu, strada impraticabile ma nessuno la chiude», scrive l'ex deputato di Unidos pubblicando il video.
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Ecco come si è presentata questa mattina la strada consortile che dalla 195 conduce alla zona industriale di Macchiareddu nel video pubblicato da Mauro Pili. Le auto procedono con difficoltà e l’acqua piovana caduta sull’asfalto ha trasformato la carreggiata in un lungo guado.
«Macchiareddu, strada impraticabile ma nessuno la chiude», scrive l’ex deputato di Unidos pubblicando il video.
Macchiareddu – strada impraticabile ma nessuno la chiude
Posted by Mauro Pili on Wednesday, 17 October 2018
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(VIDEO E FOTO) Dalla Sardegna alla giungla indonesiana: l’avventura di Pietro Loddo nella tribù dei Mentawai

Pietro Loddo ha incontrato i Mentawai, vivendo con loro nella foresta pluviale, ascoltando storie tramandate a memoria e partecipando a riti sciamanici. I suoi coltelli sardi ora vivono nella giungla: ecco come è andata
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Ha 29 anni, è di San Giovanni Suergiu, fa l’artigiano e coltiva da sempre una passione fuori dal comune: lo studio delle tribù indigene del mondo. Proprio questa curiosità, nata fin da bambino, ha portato Pietro Loddo a vivere un’esperienza straordinaria lo scorso anno, in questo periodo: ha passato del tempo nella foresta pluviale dell’isola di Siberut, in Indonesia, con la tribù Mentawai.
Il suo interesse per le culture lontane lo aveva già spinto anni prima a trascorrere un periodo in Thailandia. È al ritorno da quel viaggio che Pietro viene a conoscenza dell’esistenza dei Mentawai, popolazione indigena che vive in isolamento al largo di Sumatra. Da quel momento nasce un obiettivo preciso.
«Quando scopro dell’esistenza di una tribù indigena, faccio di tutto per incontrarla», racconta. «Ho cercato contatti ovunque, e per fortuna ci sono riuscito».
Attraverso la rete entra in contatto con Oncy, un membro della tribù, che gli indica il periodo migliore per il viaggio: febbraio. Pietro parte e realizza così il suo desiderio, vivendo a stretto contatto con la comunità, condividendone ritmi, abitudini e quotidianità.
«Mi sentivo come dentro a uno dei documentari che guardavo da bambino», racconta. «Vivere senza connessione, immerso nella giungla, con loro, era incredibile. Mi hanno accolto come uno di loro, e anche se parlavamo lingue diverse, ci siamo capiti perfettamente».
«Mi sentivo come un bambino che faceva i primi passi», continua Pietro. «Ogni gesto, ogni abitudine, dovevo impararlo da capo. Ho pianto spesso, perché tutto era così autentico, profondo e sincero da far sentire davvero la sostanza della vita, la connessione con ciò che conta davvero, quasi fuori dallo spazio e dal tempo».
Una delle cose che più lo ha colpito è stata la conoscenza straordinaria che i Mentawai hanno delle piante e della foresta. «Sembravano quasi alchimisti», racconta Pietro. «Sapevano tutto sulle piante, come curarsi, come nutrirsi, come vivere in armonia con ogni elemento della natura. È stata una vera lezione di vita».
Un altro aspetto affascinante della cultura Mentawai è la tradizione orale: «Non esiste la scrittura», spiega Pietro, «tutte le storie, i canti, le leggende, vengono tramandate a memoria, di generazione in generazione. È incredibile quanto riescano a ricordare».
Durante il soggiorno ha partecipato anche a una cerimonia di eccezionale importanza: il funerale di uno sciamano. «È stato uno dei momenti più intensi della mia vita», racconta Pietro. «Il rito è lungo, complesso, pieno di simboli, e mi ha davvero emozionato».
In segno di rispetto e amicizia, Pietro ha portato con sé dei coltelli sardi da donare agli sciamani. «Quando li hanno ricevuti, sono stati felicissimi», racconta Pietro. «Ora quei coltelli sardi vivono nella giungla con loro».
Il giovane artigiano ha notato anche analogie con la Sardegna, sua terra d’origine: «Quando passa il barbagianni, per loro la “guitta”, è un brutto presagio», spiega. «Non escono dalle capanne se lo sentono, e io mi ricordavo subito dei racconti di casa, delle nostre antiche credenze legate agli uccelli».
Prima di partire, lui e i Mentawai si sono promessi di rivedersi. «Ci siamo detti che ci rivedremo, e sono certo che manterremo quella promessa», dice Pietro con convinzione.
Pietro si è inoltre sottoposto al tatuaggio tradizionale, elemento centrale della cultura Mentawai, una delle più antiche tradizioni tatuatorie al mondo. Conosciuti anche come “uomini fiore”, i Mentawai vivono di caccia e raccolta in armonia con la natura, abitano in case comunitarie chiamate uma e seguono una visione animista guidata dagli sciamani.
«Questa esperienza mi ha segnato profondamente», conclude Pietro. «Unendo la mia passione per la coltelleria e quella per le culture ancestrali, ho imparato a guardare la vita in modo diverso, con più attenzione, rispetto e meraviglia».
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