A tre decenni di distanza dal tragico ritrovamento del corpo di Manuela Murgia nel canyon della necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, l’inchiesta sulla morte della sedicenne subisce una svolta radicale. I risultati delle analisi genetiche condotte dai Carabinieri del RIS, illustrati durante l’incidente probatorio davanti al giudice Giorgio Altieri, hanno stabilito con certezza che il DNA rinvenuto su un capello e sugli slip della vittima non appartiene a Enrico Astero. Come riporta Ansa, l’uomo, oggi 54enne, era finito nel registro degli indagati per omicidio volontario dopo la riapertura del caso avvenuta lo scorso anno, scardinando la tesi del suicidio che aveva portato a due precedenti archiviazioni.
L’esito degli accertamenti scientifici è stato accolto con un profondo senso di sollievo da Astero, che al termine dell’udienza ha descritto il periodo trascorso sotto indagine come un vero e proprio incubo, ribadendo la sua totale estraneità ai fatti. Se da un lato la posizione dell’unico indagato sembra alleggerirsi drasticamente, dall’altro la perizia apre nuovi e inquietanti interrogativi. I reperti biologici isolati sugli indumenti appartengono infatti a profili ancora ignoti, inclusa una traccia femminile individuata sui pantaloni della ragazza, elementi che ora richiederanno ulteriori e complessi confronti genetici per dare un nome a chi toccò Manuela in quelle ore fatali del febbraio 1995.
Durante il confronto in aula è emerso anche un acceso dibattito tecnico sulla possibilità che la giovane abbia subito una violenza sessuale prima della morte. Su questo punto le visioni dei periti restano distanti: mentre la consulenza della difesa, guidata dall’ex generale del RIS Luciano Garofano, esclude la prova certa di uno stupro, il genetista della parte civile Emiliano Giardina ritiene che tale eventualità non possa essere affatto scartata. Questa divergenza mantiene alta la tensione tra le parti, con la famiglia Murgia che contesta duramente ogni tentativo di ridimensionare l’ipotesi della violenza in assenza di una perizia medico-legale definitiva e rigorosa.
Il futuro giudiziario della vicenda è ora nelle mani del pubblico ministero Guido Pani. Le strade percorribili sono limitate: il magistrato dovrà valutare se richiedere una nuova consulenza medico-legale per stabilire una volta per tutte la causa del decesso — se si sia trattato di un atto volontario, di una caduta accidentale o di un brutale omicidio — oppure se procedere verso una terza archiviazione. La famiglia di Manuela, tuttavia, ha già manifestato attraverso i propri canali social una forte amarezza non solo per l’andamento tecnico dell’udienza, ma anche per un clima d’aula giudicato a tratti poco consono alla gravità del caso, ribadendo che la battaglia per la verità non si fermerà davanti a questo nuovo stallo.
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