Le lega una pietra al collo e la butta in mare: “Non voleva farsi il bagno”
Una storia di terribile crudeltà che arriva dalla Sicilia. Mia pare non volesse farsi il bagno: il "padrone" allora decide di legarle al collo una grossa pietra e di buttarla in acqua lo stesso
canale WhatsApp
Il suo cane non voleva far il bagno, così lui gli ha legato una pietra al collo e lo ha gettato in acqua. È accaduto a Valderice, nel Trapanese. Mia, così si chiama la cagna (munita di microchip grazie a cui si è risaliti al proprietario), è però riuscita a liberarsi dal collare al quale era legata la pietra, e a tornare in riva. I bagnanti, che nel mentre si erano accorti della situazione e avevano chiamato la polizia, hanno prontamente soccorso l’animale. Il cane ora sta bene, il suo proprietario è stato individuato e denunciato. È ora accusato di maltrattamento di animali.
Il gesto ha infiammato le polemiche e suscitato l’ira degli animalisti. L’associazione Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali ha raccontato la vicenda su Facebook: “Il Presidente del NOITA Enrico Rizzi ha appena incontrato il sindaco di Valderice, Francesco Stabile ove si è verificato il gesto criminale di un balordo senza scrupoli. Il sindaco ha accolto il suo invito di seguire, congiuntamente alla mia associazione, tutto l’iter giudiziario, annunciando la costituzione di parte civile contro il balordo. Rizzi ha garantito al sindaco che seguirà personalmente la povera Mia, affinché appena uscita dall’ambulatorio ove è attualmente ricoverata, possa trovare una famiglia pronta ad accoglierla, in attesa della “confisca” definitiva disposta dalla Magistratura”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Inferno di Capodanno a Crans-Montana. Il racconto di Battista Medde, olianese: «Era un bunker senza via di fuga»

Un boato, il fumo e la trappola mortale in un locale sotterraneo. Battista Medde, lavoratore di Oliena, descrive i momenti della strage: «La gente accatastata sulle scale».
canale WhatsApp
Doveva essere una notte di festa, si è trasformata in un’ecatombe. Il bilancio della strage avvenuta la scorsa notte in un bar di Crans-Montana è drammatico, e le proporzioni della tragedia assumono contorni sempre più definiti grazie alle testimonianze di chi ha vissuto quell’inferno in prima persona.
Tra i primi a prestare soccorso e a testimoniare l’orrore c’è Battista Medde, un lavoratore originario di Oliena, da tempo residente nella nota località sciistica svizzera. Il suo racconto, riportato da La Repubblica, descrive una scena apocalittica: il locale, situato nel sottosuolo e probabilmente ricavato da un ex bunker antiatomico, si è rivelato una trappola senza uscita.
«Abbiamo sentito un grande boato e siamo corsi a vedere cosa fosse successo», spiega Medde con la voce ancora rotta dal trauma. «La gente cercava disperatamente di uscire, ma essendo un locale sotto terra non c’erano finestre, non c’erano vie di fuga. L’unica uscita era una scala: si sono ammassati tutti lì, nel tentativo di salvarsi».
Secondo il testimone sardo, la macchina dei soccorsi avrebbe impiegato troppo tempo per raggiungere il luogo dell’esplosione, un ritardo che potrebbe essere stato fatale per molti: «Quando sono arrivati i soccorsi era già passato un po’ di tempo, purtroppo molte persone sono rimaste intrappolate dentro».
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha fornito i primi aggiornamenti ufficiali sulla presenza di connazionali coinvolti: «Ci sono tra i 12 e i 15 italiani ricoverati in ospedale e altrettanti risultano attualmente dispersi. È una tragedia di dimensioni enormi, una situazione orribile».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

