Le lega una pietra al collo e la butta in mare: “Non voleva farsi il bagno”
Una storia di terribile crudeltà che arriva dalla Sicilia. Mia pare non volesse farsi il bagno: il "padrone" allora decide di legarle al collo una grossa pietra e di buttarla in acqua lo stesso
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Il suo cane non voleva far il bagno, così lui gli ha legato una pietra al collo e lo ha gettato in acqua. È accaduto a Valderice, nel Trapanese. Mia, così si chiama la cagna (munita di microchip grazie a cui si è risaliti al proprietario), è però riuscita a liberarsi dal collare al quale era legata la pietra, e a tornare in riva. I bagnanti, che nel mentre si erano accorti della situazione e avevano chiamato la polizia, hanno prontamente soccorso l’animale. Il cane ora sta bene, il suo proprietario è stato individuato e denunciato. È ora accusato di maltrattamento di animali.
Il gesto ha infiammato le polemiche e suscitato l’ira degli animalisti. L’associazione Nucleo Operativo Italiano Tutela Animali ha raccontato la vicenda su Facebook: “Il Presidente del NOITA Enrico Rizzi ha appena incontrato il sindaco di Valderice, Francesco Stabile ove si è verificato il gesto criminale di un balordo senza scrupoli. Il sindaco ha accolto il suo invito di seguire, congiuntamente alla mia associazione, tutto l’iter giudiziario, annunciando la costituzione di parte civile contro il balordo. Rizzi ha garantito al sindaco che seguirà personalmente la povera Mia, affinché appena uscita dall’ambulatorio ove è attualmente ricoverata, possa trovare una famiglia pronta ad accoglierla, in attesa della “confisca” definitiva disposta dalla Magistratura”.
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Brotzu di Cagliari da record: sei trapianti in soli due giorni, 6 vite salvate in 48 ore

Un’attività incessante tra fegato, reni e cornee. Il Direttore Marcias: «Non è un traguardo numerico, ma il trionfo della solidarietà e del lavoro di squadra».
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Esistono giornate in cui l’ospedale smette di essere solo un luogo di cura per diventare il teatro di un miracolo collettivo. Nelle ultime 48 ore, l’ARNAS G.Brotzu ha vissuto una vera e propria maratona trapiantologica, portando a termine con successo ben sei interventi: due di fegato, due di rene e due di cornea.
Un risultato straordinario che conferma il presidio cagliaritano come centro d’eccellenza nazionale, capace di gestire la complessità estrema di più interventi simultanei. Dietro ogni sala operatoria accesa c’è un gesto che avviene nel momento più buio: la scelta dei donatori e delle loro famiglie. È a loro che l’Azienda rivolge il ringraziamento più sentito.
«Ogni trapianto nasce da un atto di grande responsabilità collettiva e dalla scelta generosa dei donatori», commenta il Direttore Generale, Maurizio Marcias. «È un sistema che funziona e che trasforma il dolore in una possibilità concreta di futuro per altri pazienti». Il successo di questa “due giorni” di fuoco è il frutto di una macchina organizzativa oliata alla perfezione, che ha visto impegnati chirurghi, anestesisti, infermieri e logistica in una corsa contro il tempo:
Fegato: interventi eseguiti dall’équipe del Dr. Fausto Zamboni.
Rene: chirurgia guidata dal Dr. Andrea Solinas.
Cornea: coordinamento del Dr. Massimo d’Atri.
Fondamentale il ruolo della rete regionale di procurement e del Centro Regionale Trapianti (diretto dal Dr. Lorenzo D’Antonio e coordinato dal Dr. Antonio Manti), che ha gestito l’individuazione e il trasporto degli organi in costante contatto con il Centro Nazionale.
L’attività frenetica di questi giorni non è un caso isolato, ma si inserisce in un trend di crescita costante per l’alta specializzazione del Brotzu. Dall’inizio dell’anno (1° gennaio 2026) a oggi, i dati raccontano una storia di eccellenza: 9 trapianti di organi solidi, 5 di rene, 3 di fegato e 1 di cuore, quest’ultimo eseguito dall’équipe diretta dal Dr. Emiliano Maria Cirio. A questi si aggiungono 6 trapianti di cornea, a cura dell’équipe del Dr. Massimo D’Atri, 5 trapianti di midollo osseo e 1 CAR-T, eseguiti dall’équipe del Prof. Giovanni Caocci.
Il Brotzu si conferma dunque un punto di riferimento non solo per la Sardegna ma per l’intera rete dei trapianti “Oltre Tirreno”. La capacità di concentrare sei interventi così delicati in sole 48 ore dimostra la solidità di un’organizzazione costruita su decenni di esperienza, formazione continua e, soprattutto, su un capitale umano capace di operare in perfetta sincronia sotto pressione.
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