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L’epilogo di un mito solitario: Budelli sceglie il silenzio della natura e cancella l’ultimo rifugio di Mauro Morandi.
Il destino dell’isola di Budelli si compie definitivamente sotto il segno di una restaurazione ecologica radicale, segnando la fine di un’epoca che aveva visto l’integrazione quasi simbiotica tra l’uomo e il paesaggio selvaggio dell’Arcipelago di La Maddalena.
In questo lembo di terra celebre in tutto il mondo per la sua incantevole Spiaggia Rosa, resa un’icona dell’immaginario collettivo fin dal 1964 grazie alla pellicola “Deserto rosso” di Michelangelo Antonioni, non rimarrà infatti più alcuna traccia della dimora che per circa trent’anni è stata il regno di Mauro Morandi.
L’uomo, scomparso alcuni anni fa e universalmente riconosciuto come il vero Robinson Crusoe dell’isola, aveva scelto di stabilirsi in un vecchio rudere militare situato a ridosso del litorale, trasformando quella struttura fatiscente in un rifugio essenziale e in un osservatorio privilegiato per una vita condotta in assoluta solitudine e totale immersione nei ritmi naturali; tuttavia, la storia di questo manufatto è stata travolta da una complessa e lunga vicenda burocratica e giudiziaria, iniziata quando l’imprenditore neozelandese Michael Harte tentò di aggiudicarsi la proprietà dell’isola, operazione che venne successivamente annullata dal Consiglio di Stato attraverso il riconoscimento del diritto di prelazione in favore dello Stato italiano.
Una volta acquisita Budelli per un importo complessivo di tre milioni di euro, l’area venne ufficialmente assegnata nel 2016 all’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, dando inizio a una nuova fase di gestione pubblica che ha inevitabilmente sollevato la questione della permanenza di Morandi, divenuto a quel punto un inquilino irregolare di un ente statale all’interno di un immobile i cui requisiti di abitabilità non apparivano minimamente sufficienti a garantirne la sicurezza; dopo l’addio definitivo di Mauro Morandi al suo alloggio, l’amministrazione del Parco aveva inizialmente ipotizzato di recuperare il sito attraverso interventi di bonifica mirati alla creazione di un infopoint per i visitatori, ma tale progetto non ha superato la rigorosa valutazione di incidenza ambientale a causa della classificazione dell’area come zona di massima tutela, dove qualsiasi struttura antropica avrebbe comportato un impatto insostenibile sul territorio vergine.
Per queste ragioni, durante la prima riunione del nuovo consiglio direttivo del Parco, è stata annunciata ufficialmente la decisione di procedere alla rimozione integrale del manufatto, una scelta netta che mira a restituire alla natura i suoi spazi originari senza alcun compromesso architettonico; il direttore Giulio Plastina ha precisato che nel bilancio dell’ente, attualmente in fase di approvazione, sono già stati previsti i fondi necessari per attribuire l’incarico di progettazione e per avviare l’intervento operativo che cancellerà definitivamente le mura del rudere, riconsegnando quel sito specifico alla sua integrità primordiale e chiudendo per sempre il capitolo umano di una delle leggende più affascinanti del Mediterraneo contemporaneo.