LAVORO a Cagliari. Nuova apertura Stradivarius: si cercano addetti vendita
Cagliari: Stradivarius cerca addetti vendita per nuova apertura. Ecco l’annuncio di lavoro. “In vista della nuova apertura di Stradivarius a Cagliari, prevista per dicembre 2017, siamo alla ricerca di persone giovani e dinamiche, appassionate di moda, che vogliano unirsi a
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Cagliari: Stradivarius cerca addetti vendita per nuova apertura. Ecco l’annuncio di lavoro.
“In vista della nuova apertura di Stradivarius a Cagliari, prevista per dicembre 2017, siamo alla ricerca di persone giovani e dinamiche, appassionate di moda, che vogliano unirsi a noi per lavorare in una delle aziende più importanti ed innovative del Fashion Retail, in continua crescita ed evoluzione! I nostri assistenti alla vendita si occupano di vendere ed assistere i nostri clienti, ma non solo: la ricezione della merce, il riassortimento ed il riordino continuo dei prodotti sul piano ed il merchandising sono attività altrettanto importanti all’interno del negozio. I nostri clienti sono al centro del nostro mondo e la nostra priorità è assisterli al meglio: per questo i nostri addetti alle vendite sono i primi ambasciatori dei nostri marchi!
Cosa cerchiamo: flessibilità, disponibilità e propensione a lavorare in contesti dinamici, ottime doti di comunicazione e relazione, proprietà di linguaggio, passione per la moda e identificazione con lo spirito del brand, professionalità, impegno, dedizione, motivazione, energia e spirito di squadra. Plus: esperienza a contatto con il pubblico o nel settore dell’abbigliamento e accessori, conoscenza dell’inglese e/o di altre lingue.
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L’ICE minaccia la troupe di Rai 3: terrore a Minneapolis per la giornalista sarda Laura Cappon

Minacce choc dagli agenti federali USA contro la troupe di Rai 3. La cronista di Guspini finisce nel mirino dell'Ice: è scontro politico tra Roma e Washington.
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«Spaccheremo il finestrino e vi trascineremo fuori». Non è la battuta di un film d’azione, ma la minaccia diretta rivolta dagli agenti dell’Ice (l’agenzia statunitense che contrasta l’immigrazione illegale) a Laura Cappon, stimata giornalista originaria di Guspini, e al collega Daniele Babbo.
L’inviata di In Mezz’ora (Rai 3), nata e cresciuta nel Medio Campidano prima di trasferirsi a Bologna per gli studi e scalare i vertici del giornalismo d’inchiesta nazionale (collaborando con Domani e Il Fatto Quotidiano), si è trovata intrappolata in un vero e proprio agguato stradale mentre documentava le operazioni federali in Minnesota.
Il video dello scontro, diffuso sui canali social del programma, è agghiacciante. L’auto della troupe Rai viene bloccata da due mezzi dell’Ice: uno davanti, uno dietro. «Siamo intrappolati», spiega con lucidità Laura Cappon mentre la tensione sale. Nonostante la giornalista ribadisca più volte la propria identità professionale — «Press. We are press italian» — tre agenti si avvicinano minacciosi.
La reazione dei federali è violenta: l’ordine è di smettere di filmare e sparire, pena l’uso della forza bruta. Un’intimidazione che colpisce una professionista che ha sempre portato nel suo lavoro la tempra e la determinazione delle sue radici sarde, ora testimone di un’escalation di violenza che sta scuotendo l’America.
Il caso è diventato immediatamente un affare di Stato. In Italia, la solidarietà verso la cronista guspinese è unanime, ma le opposizioni incalzano il Governo. Sandro Ruotolo (PD) parla di «fatto gravissimo e inaccettabile contro chi stava semplicemente documentando i fatti», chiedendo alla Premier Meloni di rompere il silenzio. Matteo Renzi (Italia Viva), definisce le minacce «respingibili con forza» e sollecita l’intervento del Ministro degli Esteri Tajani. Angelo Bonelli (AVS), usa toni ancora più duri, parlando di «intimidazioni mafiose» in un contesto di «deriva autoritaria» sotto l’amministrazione Trump, esigendo che la dignità dell’Italia venga prima delle alleanze ideologiche.
Laura Cappon non è nuova a scenari complessi, avendo seguito per anni le vicende più calde del Medio Oriente e della politica internazionale. Oggi, quella determinazione forgiata nel cuore della Sardegna si scontra con la realtà militarizzata di Minneapolis, sollevando un interrogativo globale sulla libertà di stampa e la sicurezza degli inviati italiani all’estero.
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