Inaugurato oggi un salone di bellezza per le detenute al carcere di Uta
Un salone di bellezza con lavatesta, specchi, pettini, spazzole, piastre e phon nonché shampoo, balsamo e lacca è stato inaugurato questa mattina al Carcere di Uta in occasione del quinto appuntamento con “Benessere…Dentro e fuori”, l’iniziativa che l’associazione “Socialismo Diritti
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Un salone di bellezza con lavatesta, specchi, pettini, spazzole, piastre e phon nonché shampoo, balsamo e lacca è stato inaugurato questa mattina al Carcere di Uta in occasione del quinto appuntamento con “Benessere…Dentro e fuori”, l’iniziativa che l’associazione “Socialismo Diritti Riforme” e il Centro Estetico “Dalle ceneri della Fenice” dedicano alle detenute della Casa Circondariale di Cagliari-Uta.
Organizzato con la collaborazione dell’Area Educativa dell’Istituto, il progetto è finalizzato alla valorizzazione dell’immagine femminile e all’attivazione di strategie per favorire la convivenza nella sezione destinata alle donne all’interno del Villaggio Penitenziario.
«Con l’arrivo dell’estate – spiega Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo, diritti e riforme – la vita dentro le strutture detentive diventa più pesante e noiosa. Le giornate trascorrono lente e talvolta le tensioni si moltiplicano. Disporre di uno spazio attrezzato come Parruccheria può offrire un’occasione ulteriore di socialità e l’opportunità di promuovere un corso di formazione che possa aprire un futuro professionale a qualche donna privata della libertà. La donazione e la generosità di saloni di parrucchiere e di cosmesi ci hanno consentito di dare vita all’iniziativa».
Hanno contribuito alla realizzazione della Parruccheria con i prodotti il Salone “Le Parrucchiere” di Cagliari, “Maat Cosmesi” di Sestu.
Cagliari, il forno crematorio non funziona: «Mia madre non può essere cremata a San Michele», la testimonianza

Lo sfogo di una figlia dopo il guasto a San Michele: «Oltre al dolore della perdita, subiamo l'umiliazione di un disservizio grottesco e costoso».
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Il cimitero di San Michele a Cagliari è teatro in questi giorni di un’emergenza che travalica il semplice disservizio tecnico per trasformarsi in un dramma umano e sociale. Il blocco improvviso del forno crematorio, causato da un guasto allo scambiatore di calore, ha paralizzato l’intero sistema delle cremazioni del Sud Sardegna, lasciando decine di famiglie in un limbo doloroso e costoso.
La testimonianza di una nostra lettrice delinea con precisione i contorni di questa vicenda. Dopo aver perso la madre al termine di una lunga malattia, la donna si è trovata nella grande difficoltà di esaudire l’ultimo desiderio della genitrice a causa dell’impianto fuori servizio. «Mia madre è morta dopo lunga malattia e oltre al dolore della perdita adesso non possiamo neanche farla cremare qui a Cagliari, come lei ha espressamente richiesto», spiega con amarezza, sottolineando come il fermo duri ormai da circa una settimana.
Il Comune, di fronte al guasto, ha prospettato come unica soluzione il trasferimento della salma verso Olbia, un viaggio forzato che comporta oneri economici pesantissimi. La cittadina descrive una situazione paradossale: «È una situazione che ha del grottesco, ci è stato detto che la salma va trasferita a Olbia e una volta lì, chissà quando potrà essere cremata». Il costo del trasporto supera i seicento euro, cifra a cui si somma la spesa quotidiana di circa cinquanta euro per la sosta nelle celle refrigerate. «Tralasciando il lato economico che è già pesante di suo per chiunque, è così che il Comune tratta i suoi cittadini? La salma di mia madre dovrebbe viaggiare da un capo all’altro dell’Isola senza sapere quando poi a Olbia potrà essere cremata».
La saturazione delle celle frigorifere di Cagliari ha mandato in tilt l’intero settore, costringendo gli operatori a stabilire rigidi criteri di priorità basati sulla residenza dei defunti. Gli esperti sottolineano come questa crisi fosse prevedibile, data l’assenza di un impianto di riserva in una struttura che gestisce oltre il 70% delle richieste del territorio. La denuncia della lettrice si chiude con una riflessione amara sulla gestione pubblica: «È uno scherzo? Dopo il dolore di una perdita simile, anche questa beffa. Come cagliaritana mi sento pesantemente presa in giro».
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