La foto del giorno. “Infinito giallo”, le campagne del Campidano inondate dalla primavera
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L’osservazione ravvicinata della spiaggia del Poetto, favorita dai sentieri panoramici della Sella del Diavolo, offre oggi uno spaccato evidente delle criticità che interessano il principale litorale cagliaritano. A quasi vent’anni dal controverso intervento di ripascimento operato dall’allora Provincia di Cagliari, il bilancio ambientale appare segnato da un equilibrio difficile: il mare ha progressivamente riassorbito il materiale estraneo depositato sull’arenile emerso, riportandolo verso la spiaggia sommersa nel tentativo naturale di compensare gli ingenti prelievi di sabbia avvenuti tra gli anni ’40 e ’70 per scopi edilizi.
In questo contesto di fragilità strutturale, le recenti mareggiate legate al ciclone Harry hanno ulteriormente assottigliato la linea di costa, spingendo l’amministrazione comunale a valutare nuove strategie. Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, è intervenuto sulla questione sottolineando la necessità di un approccio differente rispetto al passato. L’ipotesi sul tavolo non riguarda un nuovo “ripascimento” su larga scala, bensì un “conferimento” mirato di sabbia. Il piano prevede il prelievo di materiale compatibile da una cava situata lungo la statale 125, per integrare l’arenile con circa dieci-quindici metri di superficie nelle aree più colpite dall’erosione.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), attraverso le analisi di Stefano Deliperi, mantiene tuttavia una posizione di estrema cautela. L’associazione sottolinea come la spiaggia del Poetto soffra di un deficit sedimentario stimato in almeno due milioni di metri cubi, una lacuna che difficilmente può essere colmata da interventi parziali. Secondo il GrIG, sebbene lo spostamento dei chioschi e la realizzazione del primo cordone dunale rappresentino passi positivi verso una gestione più sostenibile, ogni operazione di immissione di sabbia deve essere supportata da una progettazione rigorosa e trasparente.
Sotto il profilo normativo, viene ricordato che qualsiasi progetto di tale natura deve essere obbligatoriamente sottoposto alla procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), come previsto dal decreto legislativo 152/2006. Al momento, un piano definitivo non è ancora stato formalizzato, e restano aperti gli interrogativi circa i costi, le fonti di finanziamento e l’efficacia a lungo termine di un travaso di sabbia che, pur mirando a dare respiro agli storici stabilimenti balneari e alla fruizione pubblica, dovrà dimostrare di non ripetere gli errori tecnici del passato.