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La fotografia scattata dal report della Fondazione Gimbe sulla carenza dei Medici di Medicina Generale (MMG) in Sardegna descrive un’emergenza reale, ma secondo l’Assessorato regionale della Sanità si tratta di un’immagine ormai “vecchia”. La Giunta Todde, intervenendo sui dati diffusi oggi 17 marzo 2026, precisa infatti che il sistema sanitario isolano sta finalmente mostrando i primi concreti segnali di ripresa dopo anni di immobilismo.
Il divario tra sedi vacanti e medici in servizio si sta assottigliando. Secondo le ultime rilevazioni dell’Assessorato, se alla fine del 2024 il buco nell’organico era di 543 unità, oggi il numero dei medici mancanti è sceso a 496. Un calo che interrompe il trend negativo dell’ultimo quinquennio e che viene letto dagli uffici regionali come il primo passo verso la stabilità.
A supporto di questa tesi arrivano i dati sulle nuove graduatorie: nel 2025 sono stati 519 i partecipanti alle graduatorie regionali per la medicina generale, mentre ben 1.873 professionisti si sono candidati per incarichi temporanei e sostituzioni, segnale di una ritrovata attrattività del sistema sardo.
La strategia della Regione per contrastare la fuga dei camici bianchi punta su azioni concrete e attese da tempo. Dopo un’attesa durata oltre 15 anni, è stato rinnovato l’Accordo Integrativo Regionale. Tra le misure principali spicca un incentivo economico pesante: indennità fino a 2.000 euro mensili per i medici che sceglieranno di operare nelle zone interne e nei territori più svantaggiati. Oltre al sostegno economico, l’Assessorato ha avviato un piano di “taglia-burocrazia” per ridurre gli oneri amministrativi che spesso soffocano l’attività clinica dei professionisti.
Il futuro della medicina territoriale sarda passa anche per una riorganizzazione strutturale. Per superare l’isolamento del medico singolo, la Regione sta implementando le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), modelli di lavoro integrato che permettono ai professionisti di collaborare stabilmente.
Parallelamente, prosegue lo sviluppo della rete di prossimità con:
Case della Comunità: per cure integrate e assistenza h12 o h24.
Ospedali di Comunità: per ricoveri brevi che non richiedono l’alta intensità ospedaliera.
Centrali Operative Territoriali (COT): per coordinare i servizi tra ospedale e territorio.
Dall’Assessorato della Sanità filtra una prudente soddisfazione. La strada per risolvere una crisi strutturale nazionale, alimentata da pensionamenti massicci e scarso ricambio generazionale, è ancora lunga, ma la reattività mostrata dal sistema negli ultimi mesi fa ben sperare. L’obiettivo della Giunta resta quello di consolidare questo trend nel medio periodo, garantendo a tutti i cittadini sardi, da Cagliari ai centri più isolati, il diritto fondamentale all’assistenza primaria.