Lite tra due ragazzi a Burcei. Uno finisce in ospedale con una pallottola nel fianco
canale WhatsApp

Sa Ramadura è oggi uno dei momenti più spettacolari della festa di Sant’Efisio: dove passa il santo, il terreno sembra trasformarsi in un tappeto di petali colorati, scelti uno a uno tra le rose più belle della primavera. Uno spettacolo nello spettacolo, che cattura occhi e obiettivi di fotografi e curiosi.
Ma non è sempre stato così poetico. L’origine della Ramadura era ben diversa. Il termine stesso viene da ramo o ramaglie: all’inizio si trattava di tagliare e usare rami di piante aromatiche, abbondanti in Sardegna, come alloro, rosmarino, mirto, ginepro, lavanda, menta selvatica, eucalipto, elicriso e malva. Questi rami venivano sparsi lungo il percorso dei cortei, non solo per Sant’Efisio, ma per qualunque processione di particolare rilievo, soprattutto quando i carri erano trainati da buoi o cavalli.
C’era un motivo pratico dietro questo gesto: attenuare l’odore degli animali durante il percorso. Tra cocchi e traccas – i carri da lavoro addobbati per le feste religiose – gli escrementi e l’urina degli animali erano inevitabili, e i tappeti verdi di rami aromatici servivano proprio a rendere il cammino più sopportabile.
Col tempo, però, quella necessità si è trasformata in bellezza. Sa Ramadura ha preso forma, colori e profumi, diventando uno dei momenti più attesi e fotografati della festa, un gesto semplice che oggi affascina per la sua eleganza e poesia.