I pattinatori di Maracalagonis: “Il comune ci faccia fare sport”
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Il futuro della carne equina in Italia è a un punto di svolta. È approdata in Senato una proposta di legge bipartisan che punta a cambiare radicalmente lo status giuridico di cavalli, pony, asini, muli e bardotti. L’obiettivo è chiaro: riconoscerli ufficialmente come animali da affezione, equiparandoli a cani e gatti, e dichiarandoli definitivamente “Non Dpa” (Non destinati alla produzione alimentare).
L’iniziativa, che vede convergere le firme di Susanna Cherchi (M5S), Luana Zanella (AVS) e Michela Brambilla (Noi Moderati), introduce un sistema sanzionatorio senza precedenti. Per chi continuerà ad allevare equidi a scopo alimentare o a macellarli, sono previste pene detentive da tre mesi a tre anni e multe che possono sfiorare i 100 mila euro, con aggravanti significative in caso di effettiva immissione delle carni sul mercato.
Per monitorare il patrimonio equino, la norma prevede l’obbligo di microchip entro due mesi dall’entrata in vigore. Per sostenere gli allevatori in questa transizione, è previsto un fondo di 6 milioni di euro destinato a riconvertire le attività verso il turismo equestre o i centri di recupero.
In Sardegna, la portata di questa legge assume contorni particolari. L’Isola vanta una delle tradizioni equestri più solide d’Europa, dove il cavallo è protagonista indiscusso di feste popolari, sport e identità. Tuttavia, parallelamente all’amore per l’animale vivo, esiste un ampio consumo alimentare: la carne di cavallo è un elemento presente in molte macellerie e tavole sarde, spesso considerata un’alternativa proteica pregiata e salutare.
Mentre a livello nazionale il consumo è in calo (secondo un report Animal Equity/Ipsos l’83% degli italiani non ne mangia), la Sardegna resiste insieme a regioni come Puglia e Lombardia. La nuova norma costringerebbe l’Isola a una profonda riflessione: da un lato l’empatia crescente verso l’animale (che il 73% degli italiani già equipara a un animale domestico), dall’altro la difesa di una filiera economica e di un’abitudine gastronomica radicata.
L’Italia, paradossalmente, detiene ancora il primato mondiale per le importazioni di carne equina, con circa 17.000 capi macellati nel 2024. Tuttavia, il vento sta cambiando: la Grecia ha già vietato la macellazione dei cavalli nel 2020 e l’opinione pubblica sembra spingere verso la protezione assoluta degli equidi. Se la legge dovesse passare, per la Sardegna si aprirebbe un’era nuova: quella in cui il cavallo cessa ufficialmente di essere un prodotto da banco per diventare, esclusivamente, un compagno di vita e un motore per il turismo green e sostenibile.