Zedda: “Racconta la tua Cagliari dei diritti con un corto”
canale WhatsApp

La Sardegna si rimpicciolisce, invecchia e perde i suoi pezzi più giovani. I dati Istat sulla popolazione, aggiornati al 1° gennaio 2026, delineano un quadro clinico severo per l’Isola: in soli dodici mesi sono spariti 7.891 residenti, una cifra che equivale all’intera popolazione di un comune come Maracalagonis cancellata in un anno. Oggi i sardi sono ufficialmente 1.554.490, con una flessione dello 0,51% che ci colloca tristemente sul podio nazionale della desertificazione umana, subito dopo Basilicata e Molise.
Il dato più allarmante riguarda il futuro. La Sardegna è diventata la regione “meno giovane” d’Italia: gli under 15 rappresentano appena il 9,37% della popolazione. Un crollo verticale rispetto a vent’anni fa, quando il dato era al 12,9%. Il bilancio naturale è drammatico: i morti sono quasi il triplo dei nati vivi e in ben 25 comuni sardi non è stato registrato nemmeno un nuovo nato nel corso dell’ultimo anno.
«Perdiamo popolazione giovane e non riusciamo a incrementare quella attiva che sostiene il welfare pubblico», spiega Mauro Carta, presidente delle Acli Regionali della Sardegna, analizzando i dati. «Siamo passati dal 14° posto per presenza di giovani all’ultimo in vent’anni».
L’unico segno “più” in un bilancio altrimenti in rosso è quello migratorio. Per la prima volta si nota un’inversione di tendenza: sono più le persone che scelgono di trasferirsi in Sardegna di quelle che se ne vanno. Gli stranieri residenti sono 57.754 (il 3,72% del totale). Tra le nuove comunità esplodono le presenze da Pakistan (+21%), Bangladesh (+21%) e Kirghizistan (+17%), con la Sardegna che ospita quasi la metà di tutti i kirghisi residenti in Italia. A livello territoriale, solo la provincia della Gallura – Nord Est mostra una variazione debolmente positiva (+0,15%), trainata dall’attrattività economica e turistica.
Per frenare l’emorragia, l’analisi delle Acli propone cinque pilastri fondamentali per un intervento strutturale:
1. Lotta al lavoro povero: Stipendi troppo bassi negli appalti pubblici costringono i giovani all’esilio o a rimandare la genitorialità.
2. Scommessa tecnologica: Oltre all’Einstein Telescope, serve attuare subito la nuova legge regionale sull’Intelligenza Artificiale per rendere le imprese sarde competitive.
3. Istruzione d’élite: Combattere la dispersione scolastica con un sistema di formazione professionale stabile per evitare l’esclusione sociale.
4. Attrazione di talenti: Programmi specifici per far rientrare i sardi emigrati e attrarre lavoratori qualificati dall’estero.
5. Nuovo welfare di cura: Formare famiglie, non solo singoli lavoratori, per gestire l’inevitabile aumento della richiesta di assistenza per la popolazione anziana.
La mappa della Sardegna si fa sempre più frammentata. Se le grandi città come Cagliari (145.981 abitanti) e Sassari (120.231) tengono ma flettono, l’interno soffre: sono ormai 133 i comuni con meno di 1.000 abitanti (il 35% del totale). Resiste eroicamente Baradili, il comune più piccolo, con i suoi 80 residenti. In questo scenario, comuni come Villanovaforru e Trinità d’Agultu indicano una possibile via d’integrazione, con percentuali di cittadini stranieri che superano il 18%, contribuendo in modo decisivo a mantenere vivi i servizi e le scuole del territorio. È necessario che la politica agisca ora: il tempo delle analisi sta per scadere, mentre i piccoli centri rischiano di diventare semplici ricordi sulla mappa.