Cagliari. Incidente in via Roma: tre auto coinvolte in un tamponamento.
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Davanti alle immagini dei boschi abbattuti e delle infrastrutture piegate dalla furia del vento, la reazione di molti è stata la ricerca di un rifugio psicologico nella consuetudine. “I pini hanno radici superficiali”, “i suoli erano saturi”, “il maestrale in Sardegna ha sempre soffiato forte”. Per il meteorologo Matteo Tidili, queste sono spiegazioni parziali: tecnicamente corrette, ma profondamente insufficienti a descrivere la portata reale di ciò che è accaduto tra l’Ogliastra e il Sarrabus. Il tema centrale non è la natura del vento, ma la sua scala e intensità.
Il maestrale è un protagonista indiscusso del clima sardo, ma Tidili pone l’accento sui dati: quando le stazioni ufficiali sfiorano il fondo scala dei 180 km/h, non siamo più nel perimetro della statistica ordinaria. La domanda corretta da porsi non è se il vento sia tipico dell’isola, ma quanto sia “ordinario” che eventi con tempi di ritorno pluridecennali si manifestino con tale violenza.
Il dato più critico è la concentrazione temporale: nell’arco di appena due settimane, la Sardegna ha dovuto fronteggiare prima il Ciclone Harry e poi una tempesta di maestrale record. Due eventi estremi in quindici giorni rappresentano un segnale inequivocabile di un sistema che ha cambiato passo.
Mentre la tempesta infuriava, non è mancato il solito rumore di fondo legato a teorie sulla manipolazione climatica. Tidili chiarisce con fermezza: le configurazioni sinottiche che hanno prodotto questi disastri sono spiegate da dinamiche atmosferiche note, misurabili e previste con largo anticipo. Il punto non è la “creazione” artificiale del meteo, ma il potenziale energetico a disposizione dell’atmosfera oggi. In un contesto di riscaldamento globale, un’atmosfera più calda e ricca di vapore acqueo agisce come un carburante che rende i sistemi mediterranei molto più violenti rispetto al passato.
Ridurre tutto al rassicurante “è sempre successo” è, secondo Tidili, una forma di negazionismo involontario che impedisce di guardare in faccia la realtà. La variabilità climatica della Sardegna è in aumento e si manifesta attraverso siccità prolungate interrotte da fasi di pioggia torrenziale, eventi concentrati nello spazio e nel tempo, maggiore impatto su un territorio già vulnerabile.
“La discussione non dovrebbe essere se il maestrale sia normale, perché sappiamo tutti che lo è. La questione è se stia cambiando la frequenza con cui osserviamo configurazioni capaci di generare eventi così intensi e ravvicinati”, sottolinea Matteo Tidili. Ignorare questi segnali significa farsi trovare impreparati. L’analisi di Tidili non è una crociata ideologica, ma una riflessione oggettiva sui dati. Riconoscere l’eccezionalità di questi eventi è il primo passo per progettare una Sardegna capace di resistere a un clima che non è più quello del passato, ma un sistema nuovo, più energico e decisamente più estremo.