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Un sito archeologico quasi invisibile persino nei manuali di settore, praticamente sconosciuto e avvolto da numerosi interrogativi. Le bellissime e inedite foto sono state realizzate grazie al sopralluogo degli appassionati di archeologia sarda Denise Diana e Giorgio Fenu. Si tratta della Tomba dei Giganti di Brebegheniedda, nel territorio di Sedilo: un monumento imponente, alto circa due metri, dotato di una stele di grande pregio, purtroppo oggetto di un utilizzo improprio nel corso del tempo.
La scoperta ha dell’incredibile. La stele centinata, elemento architettonico principale della tomba, risulta infatti incorporata come parete di un piccolo casolare di un’unica stanza, verosimilmente adoperato in epoche recenti dai pastori come rifugio o ricovero. Un riuso che oggi appare come l’ennesimo sfregio al patrimonio archeologico, ma che racconta anche una storia di stratificazioni e inconsapevoli sovrapposizioni tra passato nuragico e vita rurale.
Non esiste una documentazione approfondita né aggiornata del sito, se non rare e difficili fonti che accennano all’esistenza del monumento senza offrirne una descrizione dettagliata. Eppure, osservando i resti, la struttura della tomba dei giganti è chiaramente riconoscibile: un’esedra ancora visibile all’esterno, oltre la casa, e la camera funeraria posta alle spalle della stele, secondo la tipologia tipica delle sepolture collettive dell’età del Bronzo.
Il caso di Brebegheniedda riapre dunque il dibattito sulla tutela dei siti minori, spesso ignorati, dispersi nelle campagne e privi di studi sistematici. Un patrimonio fragile che rischia di sparire sotto gli occhi di tutti, in attesa che ricerca, sensibilizzazione e interventi istituzionali riportino alla luce la storia che ancora custodisce.
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