Presentazione del libro “Come vi piace… I salotti piccanti di Castello” di Michela Pisu
canale WhatsApp

Con l’arrivo della primavera, le campagne della Sardegna si tingono di un verde brillante e i banchi dei mercati rionali si riempiono di baccelli turgidi e croccanti. Sono i piselli freschi, la primizia più attesa della stagione, che tra fine marzo e maggio diventano i protagonisti assoluti della cucina locale. Ma in Sardegna, il pisello non è solo un ingrediente: è un tassello di identità che affonda le radici in una storia linguistica millenaria.
Se l’italiano attinge al latino pisum, il sardo campidanese ha scelto una strada più poetica e sensoriale. Il termine più comune è infatti pisurci o pisuruci (anche nelle varianti prisucci o pisurcu). Questa parola non è un semplice adattamento fonetico, ma deriva dall’espressione “pisu druci”, ovvero “pisello dolce”. Un modo affettuoso e genuino con cui il popolo sardo ha voluto battezzare questo piccolo frutto della terra, esaltandone la caratteristica organolettica principale. Pronunciare queste parole significa evocare un mondo fatto di orti familiari, di mani che sgranano baccelli all’ombra dei porticati e di una simbiosi profonda con i cicli della natura.
La versatilità dei pisurci nella gastronomia sarda è straordinaria. Se appena raccolti sono ottimi saltati semplicemente in padella con un filo d’olio extravergine e cipollotto fresco, è nelle ricette strutturate che sprigionano tutto il loro carattere: la Minestra di piselli alla sarda: un classico intramontabile, spesso arricchita da una leggera passata di pomodoro che ne bilancia la dolcezza e la Cordula cun prisucci: è forse l’abbinamento più conosciuto. La treccia di interiora d’agnello o capretto trova nei piselli freschi il compagno ideale, capace di smorzare i sapori forti della carne con una nota vegetale e zuccherina.
Grazie agli inverni miti della Sardegna, le prime disponibilità possono talvolta anticipare la primavera inoltrata. Ma se pensate di trovarli nei banchi della grande distribuzione vi sbagliate: simili primizie infatti posso essere reperite solo presso le aziende agricole locali o nei mercati storici.