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Non può dirsi Carnevale in Sardegna senza il rito della Frittura de Ferru. Questo dolce, una vera prova di abilità e pazienza, trasforma una semplice pastella in delicati fiori croccanti grazie all’uso di uno stampo metallico arroventato. Tra le maestre contemporanee di questa tecnica spicca Cristina Pileri, che ha saputo restituire leggerezza e precisione a queste frittelle, custodendone il procedimento tradizionale.
Come documentato dall’antropologa Alessandra Guigoni nella sua Enciclopedia Enogastronomica della Sardegna, questa preparazione vanta radici antichissime e nobili. Le prime tracce risalgono addirittura al 1570, nel ricettario di Bartolomeo Scappi, che descriveva le “frutte di Sardegna” come lavorieri di pasta ottenuti con stampini di metallo. Una tradizione che attraversa i secoli, passando per la “Frittura alle Cassettine di Pasta Pavò” dell’Ottocento, fino ad arrivare alla specializzazione del centro di Isili, dove la pasta “pavò” (o “pavone”) è diventato un simbolo del gusto locale.
Ma la Frittura de Ferru non è solo sarda: è un ponte tra culture. Dalla Sicilia, dove i “baci panteschi” vengono uniti da crema di ricotta e cannella, fino al Messico, dove prendono il nome poetico di buñuelos de viento (frittelle di vento) per la loro incredibile ariosità. Dalla Spagna alla Scandinavia, passando per l’Iran e la Turchia, il “ferro” è lo strumento magico che modella la pastella in forme di roseti e fiori stilizzati, unendo tradizioni apparentemente lontanissime.
La preparazione richiede maestria: il ferro deve essere immerso nell’olio bollente e poi intinto nella pastella densa e cremosa (composta da uova, farina, latte e liquore) in modo che il calore lo faccia aderire perfettamente. Una volta tuffato nuovamente nell’olio, l’impasto si gonfia e si stacca, creando un guscio dorato pronto per essere farcito con una vellutata crema pasticcera. Il risultato è un contrasto perfetto tra la croccantezza esterna e la dolcezza del cuore, una sintesi perfetta dello spirito del Carnevale: gioioso, complesso e indimenticabile.