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Prenotare una visita specialistica nel sistema sanitario pubblico è diventata, troppo spesso, una prova di resistenza. Date che slittano di mesi, se non di anni, e il senso di impotenza di chi, tra lavoro e impegni, non può passare ore al telefono o davanti a un portale web. Da questa necessità quotidiana è nata l’intuizione di Serena Fresi, 29 anni, sassarese, che ha deciso di sfidare il sistema con una soluzione tanto semplice quanto efficace: “Il CUP che chiama te”.
Quello che era iniziato come un esperimento personale è diventato in meno di un mese una piccola attività privata che si pone un obiettivo ambizioso: restituire ai cittadini il diritto a una sanità dai “tempi umani e dignitosi”.
Tutto è cominciato la scorsa estate. Serena si è ritrovata a dover fissare diversi appuntamenti tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Di fronte a date lontanissime, non si è arresa: ha iniziato a monitorare i portali ogni giorno, scoprendo che – grazie a disdette o aggiornamenti delle agende – spuntavano improvvisamente posti liberi a distanza di poche settimane.
“Ho capito che anticipare è possibile, ma richiede una costanza che molti non possono permettersi,” racconta l’ideatrice. “Molti si arrendono al primo tentativo, giustamente sovrastati dagli impegni. Noi facciamo proprio questo: sostituiamo l’utente nella logorante ricerca di un appuntamento.”
Il meccanismo è chiaro: il cittadino si affida al servizio di Serena, che monitora quotidianamente, 7 giorni su 7, la disponibilità per la visita richiesta. L’obiettivo è intercettare quel “posto che si libera” per trasformare una prenotazione di luglio 2026 in una di novembre 2025. Un’alternativa concreta che permette di pagare il semplice ticket pubblico invece di dover ricorrere forzatamente alle costose visite private.
Non sono mancate le critiche e lo scetticismo di chi vede nel pagamento di un servizio privato un’anomalia. Serena, tuttavia, risponde con trasparenza: “Siamo un servizio privato nato dal nulla, senza finanziamenti esterni. Finanziamo i nostri investimenti, come i telefoni o il materiale informativo, con il nostro lavoro. C’è chi la vede come una follia, ma ci sono anche tante persone che ci ringraziano infinitamente per averle aiutate a ottenere una visita importante in tempi brevi.”
In un panorama sanitario spesso bloccato dalla burocrazia, l’iniziativa di questa giovane imprenditrice sassarese rappresenta un “ponte” pragmatico. Non risolve i problemi strutturali della sanità sarda, ma offre una bussola a chi rischia di perdersi nel labirinto delle liste d’attesa.