Passion of Jesus Christ: tour per i rioni storici di Cagliari sabato 28
Sabato 28, Passion of Jesus Chirst tour per i rioni storici di cagliari tra stazioni votive, chiese storiche, cunfrarias e palazzi aviti. Le associazioni Aloe Felice, CagliariSegreta, Movimento Presenza Cristiana, Priorato di Sion, e C.S.E.N Provinciale, organizzano sabato 28, una
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Sabato 28, Passion of Jesus Chirst tour per i rioni storici di cagliari tra stazioni votive, chiese storiche, cunfrarias e palazzi aviti.
Le associazioni Aloe Felice, CagliariSegreta, Movimento Presenza Cristiana, Priorato di Sion, e C.S.E.N Provinciale, organizzano sabato 28, una via crucis, nei rioni storici di Cagliari, alla scoperta delle 14 stazioni artistico religiose, rappresentanti la Passione di Cristo. I bassorilievi artistici su lastre di ferro, vennero fatti collocare sulle facciate di chiese e palazzi, dall’arcivescovo Ernesto Maria Piovella.
I partecipanti, percorreranno tra viuzze e vicoli della città vecchia, nei rioni storici di Marina, Villanova, Castello e Stampace, la Passione di Gesu’, attraverso stazioni votive, chiese storiche, cunfrarias e palazzi. Si percorreranno le seguenti vie della Passione di Cristo: scalette monache cappuccine, Via Torino, Piazza San Giacomo, Via San Giovanni, Piazza Indipendenza, Piazza Palazzo, Piazza Santa Croce, Via Baylle, piazza San Sepolcro. Si visiteranno le chiesa Madonna della Pietà, Monastero delle suore cappuccine, Chiesa Santa Rosalia, Santuario San Salvatore da Horta, chiesa di Sant’Agostino.
Contributo Sociale Adulti: 6 euro. I bimbi gratis. Raduno: ore 16 in via Manno di fronte a Zara, ex Upim. Fine ore 19.30.
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Quando la neve imbiancò il Poetto: era il gennaio del 1985 e i casotti si trasformarono in “baite”

In una Cagliari sprofondata nel bianco, l'immagine della spiaggia imbiancata resta il simbolo di un gennaio magico. Vi raccontiamo quel risveglio irreale tra mare e neve.
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Esistono date che si trasformano in leggenda, piccoli frammenti di tempo capaci di fermare la storia di una città. Per Cagliari, quella data è il 9 gennaio 1985. Oggi, a distanza di decenni, quel ricordo torna a scaldare il cuore dei cagliaritani, specialmente guardando le immagini che sembrano arrivare da un altro mondo: quelle dei casotti del Poetto interamente ricoperti di neve.
Nelle foto dell’epoca, il contrasto è quasi ipnotico. I casotti, quelle iconiche strutture in legno che per decenni hanno ospitato le estati e la socialità del “popolo dei centomila”, appaiono in quegli scatti come piccole baite alpine adagiate sulla sabbia.
Il tetto spiovente, le verande e le scalette, solitamente baciate dal sole e dal sale, si ritrovano sommerse da un manto candido che ne ridisegna i profili. Il Poetto, la spiaggia dei cagliaritani, si trasformò quel giorno in una distesa artica, dove il bianco della neve si fondeva con la schiuma delle onde, creando un paesaggio surreale che sembrava uscito da una fiaba nordica.
Le previsioni avevano annunciato un peggioramento, ma nessuno avrebbe potuto immaginare un risveglio simile: 10 centimetri di neve a ricoprire ogni angolo, dalle palme di via Roma alle rocce della Sella del Diavolo. Mentre la città si fermava – scuole chiuse, trasporti bloccati e uffici deserti – i cagliaritani decidevano di ignorare i disagi per correre a festeggiare.
Se a Monte Urpinu e al Bastione comparvero improvvisati slittini e sciatori dell’ultima ora, fu il litorale a regalare lo spettacolo più intenso. Passeggiare tra i casotti innevati divenne l’obiettivo di centinaia di appassionati di fotografia che, con le pellicole dell’epoca, cercarono di immortalare l’impossibile: la neve a pochi passi dal mare.
Fu un evento che durò poco più di 48 ore, con le nevicate che continuarono incessantemente fino al giorno successivo, ma la sua eco non si è mai spenta. Per chi visse quel 9 gennaio, i casotti innevati non furono solo un’anomalia meteorologica, ma il simbolo di una Cagliari magica e inedita, capace di stupirsi come una bambina davanti allo spettacolo della natura.
Oggi quei casotti non ci sono più, abbattuti nel 1986, appena un anno dopo quel grande gelo. Forse anche per questo, le foto di quelle strutture imbiancate restano il ricordo più prezioso: l’ultimo, straordinario saluto di un simbolo cittadino vestito a festa per l’occasione più rara.
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