I quattro mori non siano più il simbolo della Sardegna. Sciola scrive a Mattarella
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C’è un filo invisibile, fatto di rigore geometrico e audacia estetica, che lega le statue del mondo antico agli abiti che sfilano oggi a Parigi e Milano. È il codice della piega, quella sfida “antinaturale” che l’uomo ha imposto alle fibre vegetali e animali per trasformare un semplice tessuto in un’opera d’arte.
Inaugurata il 19 dicembre e visitabile fino al 7 aprile 2026, i Musei Nazionali di Cagliari, in collaborazione con l’ISRE e l’Assessorato regionale alla Cultura, danno vita a “Plissé Semper Plissé”. Non una semplice mostra, ma un’esperienza immersiva che attraversa otto millenni di storia, trasformando la Cittadella dei Musei in un laboratorio di bellezza tra passato e futuro.
L’esposizione, ideata dal costumista Alessandro Lai insieme agli archeologi Maria Antonietta Mongiu e Francesco Muscolino, esplora il plissé come linguaggio universale. Se nell’Auriga di Delfi la piega era espressione di divino equilibrio, nelle gonne tradizionali di Fonni – che arrivano a contare l’incredibile cifra di 600 pieghe – diventa un simbolo di forte identità.
Il percorso mette in dialogo reperti del Neolitico e dell’Età del Bronzo con i capolavori della cultura materiale sarda, dimostrando come l’isola sia stata, per millenni, il fulcro di un’estetica raffinatissima che ha saputo resistere al tempo.
Il prestigio del progetto è sottolineato da prestiti eccezionali che rendono Cagliari capitale del costume: Fondazione Tirelli: in esposizione l’abito originale indossato da Maria Callas nel film Medea. Un tributo potente che celebra anche il 50° anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini.
Alta Moda: le sculture tessili di Roberto Capucci, i segreti dell’Archivio Max Mara, le rarità della Modateca Deanna e degli Archivi Mazzini.
Eccellenze Sarde: lo sguardo contemporaneo di giganti come Antonio Marras, Angelo Figus e Luciano Bonino, capaci di reinterpretare la tradizione con linguaggi d’avanguardia.
Non mancano le rarità sacre, come le cotte del Settecento dell’Arciconfraternita dei Genovesi, che dialogheranno con le installazioni multimediali e le collezioni etnografiche dell’ISRE. Il plissé viene qui rivelato come un “gioco matematico”, un codice rigoroso che regola il tessuto esattamente come le scanalature regolano le colonne di un tempio.
Il progetto non si esaurisce nelle teche. Per tutta la durata dell’evento, la Cittadella sarà animata da un fitto calendario di seminari, convegni e laboratori didattici. Esperti del design, storici dell’arte e protagonisti del mondo della moda si confronteranno per offrire una lettura transdisciplinare di questa tecnica eterna.
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