“Nei passi della memoria…” due mostre a Gairo per non dimenticare.
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La deriva del prezzo dei carburanti e il paradosso della Sardegna: diesel oltre i 2 euro.
Non c’è tregua per le tasche dei sardi, costretti a fare i conti con un risveglio che somiglia sempre più a un bollettino di guerra economica, una spirale inflattiva che non accenna a placarsi e che vede i prezzi di benzina e gasolio compiere scatti in avanti con una regolarità tanto costante quanto spaventosa. E la speculazione è dietro l’angolo.
Ogni mattina la situazione sembra peggiorare drasticamente, specialmente da quando l’attacco all’Iran ha destabilizzato ulteriormente i mercati globali, gettando nello sconforto chiunque non possa fare a meno di utilizzare l’auto, la moto o i mezzi pesanti per motivi professionali o personali.
Il mercato internazionale del greggio fluttua pericolosamente, avendo toccato punte che ieri hanno superato i centoventi dollari al barile per poi ripiegare faticosamente sotto la soglia dei cento, ma questa volatilità non sembra tradursi in un sollievo per la Sardegna, che non fa certamente eccezione in questa folle corsa ai rincari. Al contrario, la nostra terra si conferma tra le zone più penalizzate d’Italia, una condizione aggravata dai dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ci collocano all’ottavo posto nella classifica delle regioni più care del Paese. Se a fine febbraio il prezzo medio regionale per il self service si attestava su cifre già preoccupanti, con 1,668 euro per un litro di benzina e 1,721 per il gasolio, la realtà di ieri ha mostrato un volto ancora più duro, toccando rispettivamente 1,784 e 1,975 euro.
Si tratta di un’impennata verticale avvenuta in soli dieci giorni di guerra nel Golfo, un lasso di tempo brevissimo in cui nell’Isola la benzina è rincarata di ben 11,6 centesimi e il gasolio è letteralmente esploso con un aumento di 25,4 centesimi. Questa deriva non è frutto del caso, ma è il risultato combinato dell’effetto dei costi di distribuzione e di una condizione insulare che pesa come un macigno sulle spalle dei cittadini, costringendoci a spendere per il rifornimento molto più di quanto non avvenga in regioni come Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto o Toscana.
Sul piede di guerra ci sono anche i benzinai, che si sentono ingiustamente additati come responsabili di questa speculazione e che rivendicano con forza la propria estraneità a tali dinamiche, definendosi imprenditori di serie B schiacciati da logiche che non controllano affatto. Eppure, al di là dei prezzi medi mediati dalle statistiche ministeriali, è sufficiente addentrarsi nelle strade di Cagliari e osservare i cartelli delle stazioni di servizio per rendersi conto che la soglia psicologica dei due euro per un litro di gasolio è stata ormai tristemente superata in diversi impianti, sancendo l’inizio di una stagione di incertezza che rischia di paralizzare l’intera economia regionale.