Chi percorre viale Monastir in questi giorni non può fare a meno di rallentare. Tra il flusso incessante del traffico e i profili industriali della periferia, è apparso un colpo d’occhio inaspettato: un maxi murale che gioca con l’ironia e la memoria collettiva per rivendicare l’orgoglio di un quartiere.
L’opera, situata in una posizione strategica su una grande parete visibile a migliaia di automobilisti, utilizza il linguaggio universale del marketing per scopi decisamente meno commerciali. I colori solari, le spighe e il carattere grafico sono inconfondibili: richiamano immediatamente il celebre marchio Mulino Bianco, ma la scritta che campeggia al centro è un’altra: Mulinu Becciu.

Foto da Fb
Non si tratta di un semplice esercizio di stile, ma di una vera e propria “guerrilla art” dell’identità. La scelta di reinterpretare un brand associato alla famiglia ideale e alla colazione perfetta non è casuale. È una provocazione visiva che ribalta lo stigma: il quartiere, spesso raccontato solo attraverso le cronache delle sue criticità, si riappropria della propria immagine con un sorriso e un pizzico di genialità.
Il murale è diventato in poche ore un caso social, con foto e commenti che rimbalzano tra i residenti e non solo. L’obiettivo è attirare lo sguardo, far parlare di sé e, soprattutto, costringere chi passa a guardare Mulinu Becciu con occhi diversi. Più che un intervento di abbellimento urbano, l’opera rappresenta un segnale di appartenenza. In un contesto urbano in continua trasformazione, il messaggio lanciato dai creatori è di restituire dignità a un rione che ha lottato per decenni per affermare la propria voce oltre le facili etichette di “periferia difficile”.
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