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Tra le centinaia di box che compongono il labirinto del canile di Olbia, c’è uno dei tantissimi cani bianchi, uno di quegli “invisibili” che sembrano confondersi con le pareti della loro cella. Mentre i compagni di sventura abbaiano, saltano o cercano di attirare l’attenzione dei visitatori, lui ha imparato l’arte della pazienza silenziosa. Ma è quando scende la sera che la sua figura assume un significato profondo. Mentre il mondo esterno si chiude nelle case e si prepara al riposo nel calore di un letto, lui inizia il suo rito solitario.
Non appena le luci si abbassano e i passi degli umani si fanno radi, quel cane bianco si avvicina alla rete. Con una precisione quasi solenne, infila il muso attraverso una piccola fessura tra le sbarre. È un incastro scomodo, freddo, che gli segna il pelo, ma lui non si ritrae. Resta lì, immobile, con la testa spinta oltre quel confine di ferro, come una sentinella che sorveglia il nulla, in attesa di una carezza.
Non lo fa per ribellione, né per tentare una fuga impossibile. Lo fa per restare aggrappato alla vita. Incastrare il muso in quella fessura è l’unico modo che conosce per sentire l’aria libera, per percepire il profumo della notte e, soprattutto, per sperare che un ultimo sguardo incroci il suo e che una mano compassionevole gli apra la porta del box.
La cosa più straziante di questa creatura è la sua fede incrollabile. Nonostante gli anni passati nel silenzio, nonostante le migliaia di persone che sono sfilate davanti al suo box senza mai fermarsi, lui continua a offrire il muso a quel gelo. Ogni sera lui aspetta, con la coda che accenna un battito leggero al minimo rumore di chiavi in lontananza. È una fiducia cieca che noi umani spesso non sappiamo onorare, un dono gratuito che lui continua a offrire al buio.
Mentre la città dorme e i desideri degli uomini si realizzano, il sogno di questo invisibile resta elementare eppure immenso: una carezza, un nome, un “buonanotte” detto solo per lui.
Questo cane bianco non è solo un numero su un registro, ma il simbolo di tutti quegli animali che vivono sospesi in un’attesa infinita. Domani, quel sogno potrebbe diventare realtà se qualcuno decidesse di guardare oltre la rete, oltre l’apparente invisibilità, per scorgere un cuore che non ha mai smesso di aspettare. Perché l’amore che noi diamo per scontato è, per lui, l’unica ragione per continuare a spingere il muso attraverso quella fessura.
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