Secuestru mannu de animalis in is circus de Tortolì e Sàssari.

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Nel cuore di Stampace, uno dei quartieri più suggestivi e identitari di Cagliari, sorge un ipogeo che custodisce secoli di storia e memoria collettiva: la Cripta di Santa Restituta.
Un luogo che ha attraversato i millenni trasformandosi di volta in volta in cava di calcare, luogo di culto fenicio e romano, deposito di anfore, sito cristiano di devozione, fino a diventare rifugio durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Se la stratificazione storica lo rende un unicum, sono proprio i segni lasciati dall’uomo sulle pareti a restituirne l’anima più intima. Nelle giornate drammatiche del conflitto, quando la cripta divenne riparo per centinaia di persone, alcuni rifugiati scrissero i loro nomi, le date di nascita, brevi frasi, tracciandole probabilmente con carboncini. Una forma di resistenza e di memoria, che oggi permette di percepire il vissuto quotidiano di chi cercava protezione tra quelle mura.
Emblematica è un’iscrizione che recita: “Perché sempre si rammenti con fede D.T. MON. 938”. Un messaggio semplice ma potente, che attraversa il tempo e invita a non dimenticare.
L’ipogeo, consacrato nel XIII secolo alla martire africana Santa Restituta, conserva ancora tracce di antichi affreschi, come quello con San Giovanni Battista, e custodisce una statua marmorea della santa.
Nel corso dei secoli, tra abbandoni e riscoperti, ha sempre mantenuto un legame profondo con la comunità di Stampace e con l’intera città di Cagliari, fino al restauro definitivo degli anni Settanta che lo ha restituito ai visitatori.
La Cripta di Santa Restituta non è solo un luogo di culto, ma anche uno scrigno di memorie: testimonianza viva della fede, della paura, della speranza e della forza di intere generazioni.
Un sentito ringraziamento a Denise Diana per le preziose foto che permettono di rivivere e condividere la bellezza e la memoria di questo luogo unico.
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