Villagrande. II° Quadrangolare in memoria di Edoardo Melis.
La Polisportiva Villagrande rinnova l’appuntamento per ricordare Zazzo. Sabato 23 agosto appuntamento al campo sportivo comunale Zazzo Melis, dove avrà luogo la seconda edizione del quadrangolare nel ricordo di Edoardo Melis, calciatore villagrandese tragicamente scomparso nel giugno del 2013. Anche
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La Polisportiva Villagrande rinnova l’appuntamento per ricordare Zazzo.
Sabato 23 agosto appuntamento al campo sportivo comunale Zazzo Melis, dove avrà luogo la seconda edizione del quadrangolare nel ricordo di Edoardo Melis, calciatore villagrandese tragicamente scomparso nel giugno del 2013. Anche quest’anno parteciperanno la Polisportiva Villagrande, l’Usd Barisardo, la Asd Lanusei e l’Us Tortolì. La passata edizione, ha visto il trionfo dei tortoliesi in finale contro il Lanusei, mentre il Villagrande si piazzò al terzo posto. Appuntamento questo sabato alle 15 per i sorteggi delle semifinali. Alle 16 si inizia a giocare. La Polisportiva Villagrande invita tutti a partecipare ad un grande pomeriggio di sport, come lo è stato in occasione della prima edizione.
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Un capolavoro nascosto riemerge a Sant’Antioco: la Tomba dell’Egizio tra storia, arte e restauro

La foto Facebook di Gennaro Longobardi documenta un momento di grande valore simbolico e culturale, perché ieri a Sant’Antioco, insieme al sindaco Ignazio Locci, ha avuto il privilegio e l’onore di entrare per la prima volta nella cosiddetta Tomba dell’Egizio
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Un capolavoro nascosto riemerge a Sant’Antioco: la Tomba dell’Egizio tra storia, arte e restauro.
La foto Facebook di Gennaro Longobardi documenta un momento di grande valore simbolico e culturale, perché ieri a Sant’Antioco, insieme al sindaco Ignazio Locci, ha avuto il privilegio e l’onore di entrare per la prima volta nella cosiddetta Tomba dell’Egizio, rinvenuta nella Necropoli Punica nel 2002 e così battezzata per gli straordinari dipinti che la rendono un unicum nel mondo funerario punico; un luogo di eccezionale importanza storica che oggi torna al centro dell’attenzione grazie ai lavori di restauro e consolidamento dell’ipogeo, interventi fondamentali che col tempo potranno renderlo fruibile e inserirlo stabilmente all’interno del percorso di visita della Necropoli.
All’interno della camera funeraria del sepolcro la scultura è rimasta nel luogo della scoperta, sul pilastro centrale della tomba, proprio al centro dello spazio sepolcrale, come a presidiare ancora oggi il silenzio e il significato sacro dell’ambiente. La scultura, in posizione frontale, rappresenta un personaggio maschile barbuto a grandezza naturale, con il braccio sinistro ripiegato sul petto e quello destro disteso lungo il fianco; indossa il klaft, ossia il copricapo egizio tipico dei Faraoni, ed un gonnellino, elementi che rimandano chiaramente a un’immagine di influenza egiziana alquanto imitata e comune nel mondo punico. Il rilievo si distingue per la straordinaria conservazione del colore e per la particolare accuratezza della lavorazione, aspetti che ne fanno uno dei più significativi esempi di arte funeraria del Mediterraneo antico: le tinte che definiscono i particolari della figura sono il rosso e il nero, utilizzati con precisione e coerenza simbolica.
La tinta nera è stato utilizzato per il klaft ed anche per la barba con il ricciolo all’estremità ed i baffi, mentre in nero è tinteggiato anche il vasetto dipinto sotto il polso sinistro, forse un balsamario; i capelli, le orecchie, le labbra ed i capezzoli del personaggio sono colorati in rosso, così come le brevi linee che cingono la parte alta delle braccia ed i polsi, probabilmente bracciali, il corto gonnellino e il rotolo chiuso nel pugno della mano destra. In questa figura, che poggia su una base rettangolare irregolare, si potrebbe forse riconoscere la divinità fenicia Baal Addir o Baal Hammon, il signore dell’oltretomba e della fertilità, ma non si può neppure escludere che possa trattarsi dell’immagine simbolica del defunto stesso, una sorta di ritratto destinato a eternarne il ruolo e la memoria; il rotolo impugnato dal personaggio e lo sgabello sul quale poggia potrebbero infatti alludere alla particolare autorità e ricchezza del defunto, riconoscibile anche dalla ricchezza della tomba riservatagli, confermando il valore eccezionale di un ritrovamento che continua a raccontare, secoli dopo, la complessità e il fascino della civiltà punica in Sardegna.
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