Chiude la mostra Rotod. Rosa Todde: “Entusiasta dei risultati”
Chiuderà questo fine settimana la mostra di arte contemporanea “Rotod, Flusso metamorfico Atto I”, che l’artista tortoliese Rosa Todde ha tenuto aperta al pubblico a partire dal mese di giugno in Corso Umberto, a Tortolì. E per lei è tempo di
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Chiuderà questo fine settimana la mostra di arte contemporanea “Rotod, Flusso metamorfico Atto I”, che l’artista tortoliese Rosa Todde ha tenuto aperta al pubblico a partire dal mese di giugno in Corso Umberto, a Tortolì. E per lei è tempo di bilanci.
La giovane artista, pensando ai mesi trascorsi, spiega: “E’ stata una meravigliosa estate, ricca di soddisfazioni e costellata di preziosi incontri. E’ stato un autentico piacere aver avuto l’occasione di raccontare il mio mondo e la mia arte proprio nella città che mi ha vista crescere. Spero di aver avvicinato le persone all’arte e di aver colpito gli addetti ai lavori. Per me era fondamentale far conoscere le mie opere e allo stesso tempo comunicare il mio personale messaggio: la vita non è il passato o il futuro, ma è il presente. Dobbiamo essere felici adesso, abbiamo tutto per esserlo. Spero e credo che in tanti lo abbiano recepito, entrando in sintonia con le mie opere. Spero di poter esporre ancora a Tortolì e di poter portare avanti tutti i progetti che ho in mente, anche in collaborazione con altri giovani interessati all’arte”.
Perché in questo periodo si accendono i fuochi in onore di Sant’Antonio?

In questi giorni in tutta la Sardegna si accendono i fuochi di Sant’Antonio. Ma perché si fanno? Ve lo spieghiamo in questo articolo
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In questi giorni, in tutta la Sardegna, si accendono grandi fuochi in onore di Sant’Antonio. Le fiamme illuminano le piazze, scaldano le notti d’inverno e riuniscono le persone. Ma ogni anno, puntuale, torna la stessa domanda: perché si fanno i fuochi per Sant’Antonio?
Oggi, in questo articolo, proviamo a dare una risposta.
Prima che la Sardegna conoscesse il calore del fuoco, i suoi abitanti vivevano nel freddo e nella miseria. Nelle grotte tremavano di notte e non potevano nemmeno cuocere il cibo. Per questo invocarono Sant’Antonio, un santo che viveva nel deserto ed era noto per la sua compassione verso i più poveri.
Sant’Antonio decise di aiutarli. Con un ramo di ferula costruì un bastone e si diresse verso un luogo misterioso al centro dell’isola, dove si diceva si aprisse l’antro dell’inferno, da cui sgorgava il fuoco eterno. I diavoli cercarono di fermarlo, ma grazie al suo maialino, che creò scompiglio tra le fiamme, il santo riuscì a entrare.
Antonio immerse la ferula nel fuoco infernale, che iniziò a bruciare dall’interno. Tornato tra gli uomini, soffiò sul bastone e ne fece scaturire scintille che si sparsero su tutta la Sardegna.
Così arrivò il fuoco tra i sardi.
Ed è per ricordare questo dono prezioso — luce, calore e vita — che ancora oggi si accendono i fuochi in onore di Sant’Antonio.
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