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Trenino verde, nuova stagione per il simbolo del turismo lento tra riforma istituzionale e territori protagonisti.
Trenino Verde, via alla nuova era con il sì alla riforma che mette i Comuni e il turismo al centro e che segna un passaggio politico e amministrativo rilevante per uno dei simboli più riconoscibili del turismo lento dell’Isola, grazie all’approvazione della legge che sposta la regia dai Trasporti al Turismo, rafforza il ruolo dei sindaci e ridefinisce in modo profondo la governance della Fondazione, aprendo anche a nuove forme di fruizione turistica come i cosiddetti ferrocicli, velocipedi ferroviari a pedalata naturale o assistita destinati a circolare su tratti dedicati delle linee storiche.
La Regione Sardegna rimette così mano allo storico Trenino Verde della Sardegna con una norma che ridisegna il perimetro istituzionale del servizio e ne rilancia la funzione strategica, superando un modello che negli anni aveva mostrato limiti evidenti. Il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento durante la seduta Statutaria di inizio febbraio, introducendo un cambio di passo nei rapporti tra Regione, Comuni e Arst e chiarendo finalmente ruoli, competenze e responsabilità. La riforma interviene sull’organizzazione e sulle finalità del Trenino Verde, che resta articolato sulle quattro tratte storiche dell’Isola, Mandas Arbatax, Isili Sorgono, Sassari Palau Marina e Macomer Bosa, linee che non vengono più considerate semplici infrastrutture ferroviarie ma parte integrante del patrimonio culturale e turistico della Sardegna da valorizzare in modo coordinato con i territori attraversati. Al centro della nuova architettura c’è la Fondazione Trenino Verde Storico della Sardegna, chiamata a diventare il motore operativo del sistema con la gestione complessiva delle linee, delle stazioni, delle officine, dei musei ferroviari e delle pertinenze storiche, oltre alla promozione dell’offerta turistica in raccordo con i Comuni e gli operatori privati, superando una precedente impostazione giudicata troppo debole e priva di strumenti concreti. La legge introduce e regolamenta inoltre l’utilizzo dei ferrocicli, velocipedi ferroviari a pedalata naturale o assistita che potranno muoversi su tratti dedicati senza interferire con il servizio ferroviario tradizionale e nel rispetto delle condizioni di sicurezza, una novità pensata per intercettare il turismo lento ed esperienziale e integrare il viaggio in treno con percorsi naturalistici, attività all’aria aperta e proposte enogastronomiche locali.
In questo quadro il Trenino Verde viene sottratto a una logica esclusivamente legata al trasporto pubblico e inserito in una strategia più ampia di sviluppo delle aree interne, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento e generare ricadute economiche stabili nei territori attraversati. Il cuore della legge è la scelta di riportare la regia politica del Trenino Verde in capo alla Regione, che assume un ruolo di indirizzo e coordinamento strategico, affidando alla Giunta il compito di definire le linee di sviluppo del servizio, raccordare le politiche turistiche e di valorizzazione dei territori e garantire una visione unitaria che in passato era mancata, con la chiara volontà di superare la frammentazione gestionale che aveva indebolito l’efficacia del Trenino Verde come prodotto turistico. Cambia anche il ruolo dei Comuni, che restano protagonisti ma non più isolati, coinvolti nella programmazione e nella promozione all’interno di un quadro coordinato dalla Regione, superando una fase in cui il peso della gestione ricadeva in larga parte sui territori senza strumenti adeguati e con risorse limitate, per arrivare a un modello cooperativo in cui gli enti locali concorrono alla valorizzazione del servizio in coerenza con la programmazione regionale.
All’Arst resta la gestione del servizio operativo ferroviario, ma con confini più chiari, perché l’azienda regionale dei trasporti continua a gestire i treni senza dover sostenere oneri che vanno oltre il trasporto in senso stretto, in un impianto che riconosce il Trenino Verde come asset turistico e culturale da sostenere con una governance politica e finanziaria adeguata. La riforma prova così a chiudere una lunga fase di incertezza in cui il Trenino Verde è rimasto sospeso tra trasporto pubblico e attrazione turistica, con competenze disperse e responsabilità poco definite, restituendogli una funzione strategica per lo sviluppo dei territori interni come strumento di promozione integrata del patrimonio ambientale, culturale e identitario della Sardegna. Resta aperto il nodo delle risorse, perché la legge non prevede stanziamenti diretti né nuovi capitoli di spesa, rinviando la copertura economica alle future leggi di bilancio e agli strumenti di programmazione regionale, con la possibilità di attingere a fondi regionali, statali ed europei, una scelta che ha acceso il dibattito politico.
In Aula sono emerse perplessità sul rischio di un rilancio solo sulla carta, con l’osservazione che la norma non stanzia un euro in più rispetto a quanto già previsto e il richiamo al fatto che la Fondazione legata al Trenino Verde non ha mai ricevuto risorse regionali dirette, mentre la maggioranza ha difeso un approccio graduale sostenendo la necessità di mettere prima ordine nella governance, puntando su una norma economicamente sostenibile e rinviando ai prossimi interventi finanziari il compito di dare concretezza e continuità alla riforma.