Grande scoperta: a Pompei sequenziato il Dna di un uomo sardo, vittima dell’eruzione del Vesuvio
Aveva fra 35 e 40 anni, soffriva di una malattia simile alla tubercolosi ed era probabilmente originario della Sardegna: della scoperta si parla sulla rivista Scientific Reports
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Aveva fra 35 e 40 anni, soffriva di una malattia simile alla tubercolosi ed era probabilmente originario della Sardegna.
Per la prima volta in assoluto è stato possibile leggere il Dna di uno degli abitanti di Pompei vittime della disastrosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Il risultato, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, dimostra che è possibile recuperare Dna antico dai resti umani di Pompei, aprendo la via alle ricerche in questa direzione.
“Il Dna era molto degradato, ma siamo riusciti comunque a estrarlo”, ha detto all’Ansa il coordinatore della ricerca Gabriele Scorrano, dell’Università danese di Copenaghen e dell’Università di Roma Tor Vergata.
L’eruzione del Vesuvio aveva raggiunto l’uomo mentre si trovava nella Casa del Fabbro in compagnia di una donna più anziana, sui 50 anni, per la quale non è stato possibile fare un’analisi genetica. Grazie alla disponibilità del Parco Archeologico di Pompei, i ricercatori hanno potuto analizzare i due scheletri. “Il loro stato di conservazione era ottimo, non devono essere venuti a contatto con temperature troppo elevate”, ha spiegato Scorrano ad Ansa.
L’arte de “Su Filindeu” sbarca ad Alessandria: al Circolo Su Nuraghe i segreti della pasta più rara al mondo

Il maestro Luca Floris guiderà un evento speciale dedicato alla tradizione nuorese: una tecnica millenaria custodita da pochissime mani.
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Un intreccio sottilissimo di fili di pasta, sovrapposti in tre strati incrociati e lasciati asciugare al sole: è Su Filindeu, la pasta più rara e originale al mondo, pronta a diventare protagonista di una serata evento in Piemonte. Sabato 24 gennaio, il Circolo sardo “Su Nuraghe” di Alessandria aprirà le sue porte per un appuntamento straordinario dedicato alla riscoperta delle radici gastronomiche dell’Isola.

Ospite d’onore della serata sarà Luca Floris, esperto proveniente direttamente da Nuoro, che avrà il compito di illustrare ai partecipanti la complessa lavorazione di questa specialità. Su Filindeu (i “fili di Dio”) è un presidio di abilità manuale che rischia l’estinzione: la sua realizzazione richiede non solo ingredienti semplici come semola di grano duro, acqua e sale, ma soprattutto una maestria tecnica nel tirare i fili che solo pochissime persone al mondo possiedono ancora.
L’iniziativa, fortemente voluta dal presidente del Circolo, Sebastiano Tettei, mira a valorizzare il patrimonio culturale sardo anche lontano dai confini regionali. La serata non sarà solo una dimostrazione tecnica, ma un vero viaggio nella storia e nella spiritualità legata a questo piatto, tradizionalmente offerto ai pellegrini che si recano al santuario di San Francesco di Lula.
«Siamo orgogliosi di ospitare questa iniziativa — spiega il presidente Tettei — che permette alla nostra comunità e a tutti i cittadini di Alessandria di entrare in contatto con un’arte culinaria definita unica al mondo da chef e critici internazionali». L’appuntamento rappresenta un’occasione imperdibile per appassionati di cucina, curiosi e membri della comunità sarda locale per vedere da vicino una lavorazione che sembra sfidare le leggi della fisica. La serata si inserisce nel ricco calendario di attività del Circolo Su Nuraghe, da sempre punto di riferimento per la promozione dell’identità sarda nel Nord Italia.
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