Studio dell’università di Vienna conferma: il frequente ricorso al parto cesareo lascia tracce sull’evoluzione
Il sempre più frequente ricorso al parto cesareo starebbe incoraggiando la nascita di bambini più grandi e forti, che altrimenti non passerebbero dal canale materno. Una tendenza che, secondo alcuni biologi dell’Università di Vienna, starebbe lasciando una traccia sull’evoluzione della nostra specie Lo studio
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Il sempre più frequente ricorso al parto cesareo starebbe incoraggiando la nascita di bambini più grandi e forti, che altrimenti non passerebbero dal canale materno. Una tendenza che, secondo alcuni biologi dell’Università di Vienna, starebbe lasciando una traccia sull’evoluzione della nostra specie
Lo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, ha dimostrato che i casi di neonati troppo grossi per passare attraverso il canale del parto materno sono passati da 30 su 1000 negli anni ’60, a 36 su 1000 ai giorni nostri: un incremento del 10-20% nell’arco di pochi decenni.
Un tempo, spiegano i ricercatori, la nascita di bambini più grossi della media avrebbe causato complicazioni anche gravi per la madre e per il nascituro. Per questo, i geni responsabili delle grosse dimensioni alla nascita non si sarebbero pertanto trasmessi alle generazioni successive.
Oggi, fortunatamente, non è più così: la disponibilità di procedure chirurgiche permette di far venire alla luce neonati che non potrebbero essere partoriti in modo naturale.
Dal punto di vista evolutivo, esiste però una contraddizione: mentre i neonati sono spesso più grandi e forti, non si assiste a una evoluzione nelle dimensioni delle pelvi femminili.
Eppure non si osserva una forza selettiva in direzione di neonati più piccoli. Secondo gli scienziati, una delle ragioni potrebbe proprio essere il ruolo del cesareo, che consente la nascita di bambini di dimensioni maggiori. «Il nostro intento – chiarisce Mitteroecker – non è criticare la procedura chirurgica, ma evidenziarne il ruolo sull’evoluzione».
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Manuela Mameli omaggia Daniele Cossellu: una vita al servizio del canto a tenore premiata dal Conservatorio di Sassari

Attraverso uno scatto carico di emozione, Manuela ha voluto ricordare un pomeriggio trascorso a Bitti, a casa di Daniele Cossellu, ospite sua e di sua moglie: un incontro intimo fatto di parole, racconti, ricordi e memoria condivisa.
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Il Conservatorio di Sassari ha conferito ieri a Daniele Cossellu, voce storica dei Tenores di Bitti Remunnu ’e Locu, il riconoscimento di “Maestro divulgatore della musica e della cultura sarda”. Un premio che celebra una vita spesa con more autentico per il canto a tenore, una delle espressioni più profonde e identitarie della Sardegna.
Un riconoscimento che va oltre l’aspetto artistico e rende onore all’uomo: custode silenzioso e coerente di una tradizione tramandata con rispetto, responsabilità e verità.
A rendere ancora più significativo questo momento è stato oggi l’omaggio di Manuela Mameli, cantante ogliastrina da sempre attenta alla cultura e alle radici dell’Isola. Attraverso uno scatto carico di emozione, Manuela ha voluto ricordare un pomeriggio trascorso a Bitti, a casa di Daniele Cossellu, ospite sua e di sua moglie: un incontro intimo fatto di parole, racconti, ricordi e memoria condivisa.
Nelle fotografie pubblicate dalla cantante ogliastrina convivono simbolicamente passato e futuro dei Tenores di Bitti: Daniele Cossellu e Andrea Sella, altra voce straordinaria del gruppo. Due generazioni che si incontrano nello stesso presente, dentro una tradizione che è diventata Patrimonio immateriale dell’Umanità UNESCO e che continua a vivere grazie a chi la custodisce con autenticità.
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