Sardegna, gli invasi fanno il pieno: in un mese caduta la pioggia di un anno
L'analisi di Matteo Tidili: sistema idrico al 90%, ma il meteorologo avverte: «Bacini colmi non cancellano il rischio siccità».
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Dopo settimane di maltempo ininterrotto, il sole torna a splendere sulla Sardegna, offrendo la tregua necessaria per tirare le somme di un mese meteorologicamente straordinario. I dati elaborati dal meteorologo Matteo Tidili, basati sulla rete ARPAS ed ENAS, descrivono un’Isola che in poche settimane è passata dall’emergenza idrica a una disponibilità di risorse quasi massimale.
Le precipitazioni dell’ultimo mese hanno polverizzato i record storici in diverse località. Il caso più eclatante è quello di Villanova Strisaili, dove il cumulato annuo ha già toccato i 754,8 mm, superando in un solo mese l’intera media annua (724 mm). Non si tratta di un caso isolato: Villasalto ha già raggiunto l’85% della sua piovosità media annuale, mentre Seui, Perdasdefogu e Illorai oscillano tra il 73% e il 76% del dato annuo.
Nel resto della Sardegna, i valori si attestano tra il 30% e il 70%, a conferma di un evento pluviometrico diffuso e di portata eccezionale. L’impatto sul sistema idrico regionale è stato imponente. Se a inizio gennaio 2026 le dighe sarde segnavano un preoccupante 39,3% di riempimento (circa 717 milioni di metri cubi), l’ultimo bollettino ENAS certifica un balzo incredibile: oggi il sistema vanta 1.344 milioni di metri cubi, raggiungendo il 90% della capacità autorizzata.
In meno di due mesi, il grado di riempimento è cresciuto di 51 punti percentuali. Molti bacini strategici, tra cui Flumendosa, Omodeo, Monte Pranu e Bau Pressiu, hanno raggiunto il 100% del volume utile di regolazione. Nonostante lo scenario estremamente positivo, Tidili invita alla cautela, rispondendo a chi ritiene che il pericolo siccità sia ormai un ricordo. «Invasi pieni non significano scomparsa del rischio», spiega l’esperto, sottolineando la natura strutturale della variabilità climatica mediterranea.
Il meteorologo chiarisce la differenza tra tre concetti spesso confusi, quello della siccità idrologica che riguarda il livello di fiumi e bacini (attualmente risolta); della siccità meteorologica, legata alla carenza di pioggia nel tempo e della siccità agricola, la mancanza cioè di umidità nel suolo, vitale per la vegetazione.
«Le radici delle piante non sono collegate alle dighe», precisa Tidili. «Se dopo questo periodo piovoso seguissero 4 o 5 mesi di caldo anomalo ed evaporazione elevata, lo stress idrico per le campagne si ripresenterebbe comunque». Gli invasi colmi garantiscono una riserva strategica fondamentale per usi civili e industriali, ma non blindano il territorio dai capricci di un clima sempre più variabile.
In sintesi, la Sardegna festeggia una “cassaforte” d’acqua piena, ma la gestione della risorsa dovrà restare oculata: in un contesto di riscaldamento globale, il ritorno della siccità è una variabile che non può essere ignorata.
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