Buone nuove da Baunei: per la Sagra del Maialetto arriva il marchio di qualità
Ufficialmente conferito il prestigioso marchio "Sagra di Qualità" a partire dall'anno in corso, il 2024.
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Dopo la recente ispezione degli Ispettori dell’UNPLI alla Sagra del maialetto a Baunei il 22 luglio, siamo entusiasti di annunciare che l’esito della valutazione è stato positivo. Di conseguenza, è stato ufficialmente conferito il prestigioso marchio “Sagra di Qualità” a partire dall’anno in corso, il 2024.
La nostra felicità e il nostro orgoglio per questo importante riconoscimento sono palpabili. Desideriamo ringraziare l’UNPLI e esprimere la nostra gratitudine a tutti i volontari della Pro Loco e agli Amici della Sagra. Il loro instancabile impegno ha giocato un ruolo fondamentale nel raggiungimento di questo significativo traguardo.
Guardiamo al futuro con determinazione, promettendo di dedicare il massimo impegno anche alle prossime edizioni. Contiamo sulla vostra partecipazione e sul continuo supporto. Vi invitiamo calorosamente a unirvi a noi per celebrare il successo delle prossime edizioni della Sagra del maialetto!
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Su Càbude, l’antico rito del pane ricamato del Capodanno in Sardegna

Tra pizzi di pasta, simboli antropomorfi e formule augurali, la Sardegna custodisce un rito suggestivo.
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Esiste un momento, durante il pranzo di Capodanno o dell’Epifania, in cui il pane smette di essere alimento e diventa destino. Nel Logudoro e in diversi centri del Sassarese, la tradizione del “su càbude” (dal latino caput, testa) continua a narrare la storia di un’Isola che affida al grano i propri auspici di prosperità.

Foto dal gruppo FB, Storia della cucina di Sardegna
Su càbude non è un pane qualunque. È una scultura commestibile, una grossa focaccia di fior di farina che assume spesso sembianze umane: un uomo stilizzato con cappello da carabiniere e coda di frac. La sua lavorazione è un capolavoro di artigianato domestico: bordi ritagliati come pizzo e superfici decorate con la tecnica della timbratura, ottenuta pressando sulla pasta il bottone sardo.

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Nelle famiglie di pastori, la gerarchia era chiara: ogni maschio della casa riceveva il suo càbude, con dimensioni rigorosamente proporzionali all’età. Per le donne, invece, si preparava “afesta”, un pane simile ma dalla rassicurante forma rotonda.
Il cuore della tradizione risiede in un gesto simbolico potente. Il capofamiglia prende il pane più grande e lo spezza sulla testa del figlio maschio più piccolo. A Thiesi, questo atto è accompagnato dalla decorazione a “spiga” (s’ispiga), simbolo universale di abbondanza.

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In altri centri come Bonnanaro, Ittiri e Ozieri, su càbude si trasforma in un dolce goloso farcito di pistiddu (sapa cotta con aromi). Qui, il rito si fa quasi sacro: a Ittiri, la rottura accidentale durante la cottura era considerata un presagio nefasto. Una volta a tavola, le briciole dovevano cadere rigorosamente nel braciere mentre si recitava: «Cantas renzas ruen in su fogu, apemus annos de bona fortuna!», (quante briciole cadono nel fuoco, altrettanti siano gli anni di buona sorte).

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Che sia pane o dolce, la costante è l’augurio. Ad Ozieri, la formula pronunciata per tre volte è un’invocazione alla ricchezza: «Su bene a mizas!» (Il bene a migliaia). Il tutto si chiude con il classico auspicio che lega la longevità alla capacità di continuare a produrre: «A chent’annos a nde fagher càbudes mannos!». Un patrimonio immateriale che ancora oggi ci ricorda come, in Sardegna, la tavola delle feste sia il luogo dove si scrive, un pezzo di pane alla volta, il futuro della famiglia. Fonte Sardegna Cultura.
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