La curiosità. Perchè in Sardegna non esistono le vipere?
L'assenza di questi rettili ha a che fare con la separazione della Sardegna dal continente europeo di milioni di anni fa. Ecco la spiegazione completa
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La Sardegna si separò dal continente europeo 25-28 milioni di anni fa, dopo il distacco della microplacca sardocorsa, mentre i Viperidi giunsero in Europa, dall’Asia, in tempi più recenti.
La separazione dovuta al mare impedì dunque il riprodursi in Sardegna di questi rettili.
Come riporta Focus, sembra che le vipere abbiamo però vissuto in Sardegna 20 milioni di anni fa e poi circa 8 milioni di anni fa. Ma essendo abituati ad ambienti caldi, quando sopraggiunsero epoche più fredde si estinsero.
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Dormire per guarire: il rito dell’incubazione nella Sardegna antica

Nel cuore di questo rito c’è una visione profonda della malattia: guarire non significava soltanto eliminare i sintomi, ma attraversare simbolicamente il mondo del sacro, affrontare una dimensione spirituale e ritornare trasformati.
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In un recente post, Pierluigi Montalbano racconta un aspetto affascinante della Sardegna antica: il rito dell’incubazione, una pratica che univa il sacro e la cura del corpo.
Nell’antichità, la medicina come la conosciamo oggi non esisteva: ospedali, farmaci e terapie erano concetti lontani. Eppure, già migliaia di anni fa, in Sardegna esisteva una pratica in cui i malati si recavano in luoghi sacri, spesso legati a tombe di eroi, e trascorrevano la notte dormendo su pelli di animali. Il sonno, in questo contesto, non era semplice riposo, ma un momento carico di significato terapeutico: attraverso i sogni, il divino avrebbe indicato la via della guarigione o agito direttamente sul corpo.
Come sottolinea Aristotele, il confine tra medicina e religione era sottile, e la Sardegna, percepita come terra arcaica e remota, conservava riti antichissimi, simili ai rituali dei santuari di Asclepio, ma con caratteristiche più primitive e intime.
Nel cuore di questo rito c’è una visione profonda della malattia: guarire non significava soltanto eliminare i sintomi, ma attraversare simbolicamente il mondo del sacro, affrontare una dimensione spirituale e ritornare trasformati. Il sogno, quindi, non era fuga dalla realtà, ma strumento di conoscenza e mezzo per ristabilire l’equilibrio tra corpo e anima.
Rileggendo queste pratiche antiche, emerge un messaggio chiaro: la cura può coinvolgere tutto l’essere, e il sonno, con i suoi misteri e le sue visioni, è da sempre una porta verso il benessere.
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