Come eravamo. Tortolì, la Via Monsignor Virgilio in una cartolina degli anni Cinquanta
La foto di oggi ritrae la Via Monsignor Virgilio, a Tortolì, in una cartolina degli anni Cinquanta. Lo scatto è stato gentilmente concesso da Giuseppe Puncioni, amministratore del gruppo FB “I love Tortolì”. Invia anche tu le foto del passato
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La foto di oggi ritrae la Via Monsignor Virgilio, a Tortolì, in una cartolina degli anni Cinquanta.
Lo scatto è stato gentilmente concesso da Giuseppe Puncioni, amministratore del gruppo FB “I love Tortolì”.
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La Barbagia conquista “Che tempo che fa”: i campanacci di Tonara e i Mamuthones ospiti di Fazio e Littizzetto

Eccellenze dell'artigianato e riti ancestrali sardi protagonisti nello studio di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto.
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La Sardegna più autentica è approdata nel salotto televisivo di “Che tempo che fa”, portando con sé il fascino dei suoi suoni millenari e delle sue maschere più famose. Fabio Fazio e Luciana Littizzetto hanno ospitato un’importante delegazione della Barbagia, composta dal mastro artigiano Carlo Sulis di Tonara e da una rappresentanza dell’Associazione Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, offrendo al pubblico nazionale uno spaccato di rara bellezza culturale.

Protagonisti assoluti della serata sono stati i campanacci, simboli di un’identità rurale che resiste al tempo. Carlo Sulis ha illustrato l’arte complessa della produzione manuale: ogni pezzo è unico e forgiato per emettere una nota distinta, fondamentale per il riconoscimento delle greggi nei pascoli sardi. Una sezione speciale è stata dedicata ai campanacci specifici per i Mamuthones, strumenti che non servono solo a scandire il passo della maschera, ma a evocare un suono profondo e ancestrale che è l’anima stessa del carnevale di Mamoiada.

A rendere l’atmosfera ancora più suggestiva è stata la presenza fisica delle maschere. Un Mamuthone e un Issohadore hanno mostrato i costumi tipici del borgo barbaricino, portando in studio il contrasto tra il passo cadenzato e cupo della figura in nero e la vivacità dell’Issohadore. Il racconto televisivo ha così unito l’abilità tecnica dell’artigianato sardo alla potenza visiva dei riti del centro dell’Isola, celebrando un patrimonio che continua a emozionare e a farsi conoscere ben oltre i confini regionali.
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