Lo sapevate? In Sardegna ci sono tre parchi dedicati ai dinosauri: ecco dove
Se volete regalare ai vostri bambini un weekend diverso dal solito, sappiate che in Sardegna ci sono ben tre parchi tematici dedicati ai dinosauri: ecco dove
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Se volete regalare ai vostri bambini un weekend diverso dal solito, sappiate che in Sardegna ci sono ben tre parchi tematici dedicati ai dinosauri. Scopriamoli insieme.
Il primo si trova nel nuorese, a Bitti. Si chiama “Bittirex” e mette in mostra, in un enorme e verde parco, le riproduzioni fedeli dei dinosauri più famosi.
BittiRex è un evento culturale realizzato in collaborazione con “Dinosauri in Carne e Ossa”, il brand 100% italiano riconosciuto in tutto il mondo che associa l’intrattenimento a contenuti scientifici garantiti da paleontologi e professionisti del settore. Un appassionante viaggio nella Preistoria che accompagna il visitatore alla scoperta dei giganteschi dinosauri dominatori dell’Era Mesozoica.
Il parco in pillole:
- Intrattenimento e cultura scientifica
- 10 ricostruzioni a grandezza naturale di dinosauri
- Pannelli didattici per soddisfare ogni curiosità
- Ricostruzioni virtuali e fondali di ambientazione
- Sezione come si costruisce un dinosauro
- La Paleontologia in Sardegna: racconto delle ultime scoperte
- Visite guidate, laboratori e giornate evento a tema, per la scuola e per la famiglia
- Il parco è stato creato da un team interamente italiano con la consulenza di paleontologi professionisti in tutte le fasi di realizzazione.
Il secondo parco si trova, invece, all’interno del più noto “Sardegna in miniatura”.
La Sardegna di un tempo: quando le noci venivano usate come piccole candele

L'ingegno dei sardi di un tempo: quando il gheriglio diventava una piccola lampada naturale nelle case rurali e nel buio delle miniere.
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Prima dell’avvento della corrente elettrica e in epoche in cui persino le candele di cera erano considerate un bene di lusso, la Sardegna rurale e mineraria custodiva un segreto luminoso: la noce. Non solo un alimento energetico e prelibato, ma una vera e propria “lampadina di emergenza” naturale, capace di rischiarare il buio con la sola forza del suo olio.
Il segreto di questa pratica, oggi quasi del tutto dimenticata ma ancora viva nei racconti degli anziani, risiede nella composizione stessa del frutto. Il gheriglio della noce è infatti straordinariamente ricco di oli vegetali. Questa elevata componente lipidica lo rende facilmente infiammabile: una volta estratto dal guscio e acceso con un fiammifero o una brace, il gheriglio brucia lentamente, sostenendo una fiammella tenue ma stabile per diversi minuti.
In passato, questo espediente era la soluzione immediata a problemi quotidiani. Nelle zone minerarie della Sardegna, come l’Argentiera o il Sulcis, dove le condizioni di lavoro erano durissime e l’illuminazione scarsa, una noce poteva rivelarsi vitale. I minatori potevano usarla per ritrovare un attrezzo caduto o per orientarsi in un corridoio buio in attesa che venisse ripristinata la lampada a carburo. Le noci erano facili da reperire, occupavano poco spazio nelle tasche dei pantaloni di velluto e non richiedevano alcuna preparazione: erano, a tutti gli effetti, le torce tascabili dell’antichità.
Questa usanza ci racconta una Sardegna in cui nulla veniva sprecato e dove l’osservazione della natura suppliva alla mancanza di risorse tecnologiche. Era un sapere comune, tramandato nelle sere davanti al caminetto, quando la luce di una noce accesa serviva a raccontare una storia o a illuminare un angolo della cucina senza intaccare le scorte di olio della lucerna.
Oggi, in un’epoca dominata dai LED e dagli smartphone, la “noce-candela” ci appare come una curiosità folkloristica. Eppure, rappresenta il simbolo di un’epoca in cui una piccola fiamma nata da un frutto era sufficiente a scacciare le ombre e a guidare i passi di chi abitava l’Isola.
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