Grande scoperta: a Pompei sequenziato il Dna di un uomo sardo, vittima dell’eruzione del Vesuvio
Aveva fra 35 e 40 anni, soffriva di una malattia simile alla tubercolosi ed era probabilmente originario della Sardegna: della scoperta si parla sulla rivista Scientific Reports
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Aveva fra 35 e 40 anni, soffriva di una malattia simile alla tubercolosi ed era probabilmente originario della Sardegna.
Per la prima volta in assoluto è stato possibile leggere il Dna di uno degli abitanti di Pompei vittime della disastrosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Il risultato, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, dimostra che è possibile recuperare Dna antico dai resti umani di Pompei, aprendo la via alle ricerche in questa direzione.
“Il Dna era molto degradato, ma siamo riusciti comunque a estrarlo”, ha detto all’Ansa il coordinatore della ricerca Gabriele Scorrano, dell’Università danese di Copenaghen e dell’Università di Roma Tor Vergata.
L’eruzione del Vesuvio aveva raggiunto l’uomo mentre si trovava nella Casa del Fabbro in compagnia di una donna più anziana, sui 50 anni, per la quale non è stato possibile fare un’analisi genetica. Grazie alla disponibilità del Parco Archeologico di Pompei, i ricercatori hanno potuto analizzare i due scheletri. “Il loro stato di conservazione era ottimo, non devono essere venuti a contatto con temperature troppo elevate”, ha spiegato Scorrano ad Ansa.
Dalla terapia intensiva di Berlino alla Sardegna: l’appello per riportare Manuel a casa

Manuel, che vive in Germania da 12 anni, è stato colpito da un’infezione cardiaca che ha danneggiato due valvole e ha provocato ischemie, trombosi e altre complicazioni. Ora si trova completamente solo e lontano dalla famiglia.
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Un appello arriva dalla Sardegna per riportare a casa Manuel Desogus, 38 anni, originario dell’Isola e ricoverato in gravi ma stabili condizioni nella terapia intensiva dell’ospedale Charité di Berlino.
Manuel, che vive in Germania da 12 anni, è stato colpito da un’infezione cardiaca che ha danneggiato due valvole e ha provocato ischemie, trombosi e altre complicazioni. Ora si trova completamente solo e lontano dalla famiglia.
Dopo anni di lavoro all’estero, non ha più un’assicurazione sanitaria attiva, e l’ospedale non può sostenere le spese del ricovero. L’unica possibilità è un trasporto medico protetto tra terapie intensive, ma i costi sono molto elevati. Ogni contributo può aiutare a riportarlo a casa e garantirgli le cure necessarie.
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