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È il 23 settembre del 1939 quando muore Sigmund Freud
È il 23 settembre del 1939 quando muore Sigmund FreudÈ il 23 settembre del 1939 quando muore Sigmund Freud
   
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Accadde oggi. È il 23 settembre del 1939 quando muore Sigmund Freud, il padre della psicanalisi

Accadde oggi. È il 23 settembre del 1939 quando muore Sigmund Freud, il padre della psicanalisi

Accadde oggi. È il 23 settembre del 1939 quando muore Sigmund Freud, il padre della psicanalisi

Nelle sue sedute di psicanalisi fa partecipare sempre anche il suo cane (conferisce, secondo lui, tranquillità e rassicurazione), un Chow Chow di nome Jofi. Teme il numero 62 fino all’ossessione. Ha abitudini molto rigide, come il pranzo alle 13 in punto e la passeggiata di tre chilometri del pomeriggio.

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23 Settembre 2021 07:12 La Redazione

 

 

È il 6 maggio del 1856 quando viene al mondo. Ancora, in quel giorno apparentemente normale di primavera, non si sa che il suo pensiero stravolgerà tutte le conoscenze presenti in molte discipline. A quattro anni si trasferisce dalla città natale Freiberg (attuale Moravia, Repubblica Ceca) a Vienna. D’intelligenza precoce, con una particolare propensione per lo studio delle lingue straniere, si laurea in Medicina nel 1881.

Lavora per molti anni nell’Istituto di fisiologia e conduce importanti ricerche nel campo della neuro-istologia. Conosce Brücke, una personalità che cita anche nella sua autobiografia come colui che lo influenza a livello di personalità. Lavora per un po’ di tempo all’Ospedale Generale di Vienna a stretto contatto con pazienti affetti da turbe di tipo psicologico.

Presto – dopo un soggiorno a Parigi – si interessa allo studio dei fenomeni isterici e all’ipnosi come modo per arginarli. Sono tempi difficili e non sempre è data la corretta importanza ai fenomeni di stampo psicologico – le patologie fisiche hanno un posto di preferenza nella gerarchia dell’urgenza –, ma Freud e altri medici non la pensano allo stesso modo: iniziano a guardare con estrema attenzione ai sintomi nevrotici, alle fobie e all’isteria. Tornato nuovamente a Vienna, diviene il collaboratore di Breuer – il quale ha notato che con l’ipnosi non solo si possono arginare gli effetti della nevrosi ma anche eliminare la carica negativa dei ricordi –. Continuando a indagare, Freud dà inizio alla psicanalisi, lo studio della mente attraverso l’inconscio. Parte dalla psiche umana per mettere in dubbio la credenza millenaria dell’impenetrabilità della ragione. Le sue teorie vengono guardate sin dall’inizio con sospetto. Durante un viaggio negli USA riceve i primi riconoscimenti e gli viene conferita persino una laurea ad honorem. Con l’avvento del nazismo, Freud è costretto a trasferirsi a Londra. Si ammala di tumore alla gola e quando i sintomi diventano particolarmente dolorosi chiede la morte assistita per iniezione di morfina.

I suoi studi rivoluzionano tutto il pensiero occidentale. Oggi molti aspetti della sua analisi sono stati smentiti, però a lui dobbiamo alcune intuizioni geniali sull’inconscio, sulla sessualità, sull’ansia, sul potere del passato sul presente. Ma in cosa consistono i suoi studi?

Per lui, la mente e il corpo di un individuo sono preda di meccanismi inconsci. L’inconscio – sede di istinti e desideri – è la parte (per usare una sua metafora) di un iceberg che non si vede, quella sott’acqua, mentre il conscio è la punta, la parte che si vede, che fuoriesce. Dapprima utilizza l’ipnosi per portare alla luce ciò che è nascosto, poi opta per il metodo delle associazioni libere. Nella moderna psichiatria e neurologia, alcune delle sue idee risultano ancora corrette.

Compie anche importanti studi sulla personalità e sulla manifestazione dell’inconscio attraverso sogni (desideri camuffati e trasformati), lapsus e dimenticanze (compromessi tra conscio e inconscio), atti mancanti, sintomi nevrotici (sempre di stampo sessuale), arte(soddisfacimento di desideri inconsci e forma più evidente di sublimazione) e religione (bisogno di protezione).

Tra le sue opere più importanti – benché inizialmente enormemente sottovalutate – ci sono “L’interpretazione dei sogni” e “Psicopatologia della vita quotidiana” (in cui applica la sua teoria a fenomeni involontari, come gli errori nella formulazione delle parole o “lapsus linguae” e quelli relativi all’incapacità di ricordare i nomi).

Molte sono le curiosità sul suo conto.

Nelle sue sedute di psicanalisi fa partecipare sempre anche il suo cane (conferisce, secondo lui, tranquillità e rassicurazione), un Chow Chow di nome Jofi. Teme il numero 62 fino all’ossessione. Ha abitudini molto rigide, come il pranzo alle 13 in punto e la passeggiata di tre chilometri del pomeriggio. Ha pochi indumenti (tre completi, tre paia di scarpe e tre indumenti intimi) ma migliaia di reperti archeologici. Per più di un decennio resta dipendente dalla cocaina che inizia ad assumere per i frequenti e fortissimi mal di testa. Fuma fino a venti sigari al giorno (in particolare, è ricordata la sua frase «A volte un sigaro è solo un sigaro», visto che lui tendeva a vedere segnali nascosti dovunque). Sulla Luna c’è un piccolo cratere dedicato a lui.

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Pass accademici ai rifugiati ed è bufera. Spanu e Dessena: «Protesta assurda e sconcertante, nessun danno per i nostri studenti»



Pass accademici ai rifugiati ed è bufera. Spanu e Dessena: «Protesta assurda e sconcertante, nessun danno per i nostri studenti»

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22 Settembre 2018 16:45 La Redazione

«Una protesta assurda e sconcertante motivata dal fatto che su circa 40 mila studenti che frequentano le università di  Cagliari e Sassari poco più di 30 giovani rifugiati ricevano pass accademici sulla base di norme ben precise applicate dal ministero dell’Università e della Ricerca scientifica. Il progetto Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati, attuato dagli atenei di Cagliari e Sassari, è stato promosso dal Consiglio d’Europa e sostenuto dal Ministero dell’istruzione.  La Regione Sardegna, senza comunque impegnare risorse finanziarie, ha dato il suo appoggio all’iniziativa che favorisce il processo di integrazione e consente ai richiedenti asilo di acquisire competenze specialistiche da sfruttare poi nei paesi d’origine. I rifugiati che hanno i requisiti per iscriversi all’Università di Cagliari sono 12. A Sassari verranno a breve consegnati pass accademici a 20 ragazzi. Numeri esigui in proporzione al totale degli iscritti nei due atenei: circa 26 mila studenti a Cagliari, 12.500 a Sassari. È importante precisare che i rifugiati con i pass accademici rientrano nella quota che il Ministero riconosce agli stranieri senza sottrarre posti o arrecare danno agli studenti sardi» lo dice l’assessore degli Affari generali Filippo Spanu rispondendo alle dichiarazioni degli esponenti politici che hanno dato vita a una manifestazione di protesta davanti al palazzo del Consiglio regionale.

L’assessore della Pubblica Istruzione Giuseppe Dessena ricorda  che «la Giunta guidata da Francesco Pigliaru ha notevolmente fatto crescere in questi anni gli investimenti sul fronte dell’istruzione e del diritto allo studio con concreti vantaggi per gli studenti sardi. Con l’aumento delle risorse regionali da 3 a 13 milioni di euro, le borse di studio e le azioni a sostegno di studenti capaci e meritevoli privi di mezzi per il 2018-2019 diventano infatti più ricche e si amplia la platea dei beneficiari. Alle risorse regionali» chiarisce Dessena «si aggiungono quelle statali, europee e la tassa per il diritto allo studio universitario, incassato nel corso del 2018 direttamente dall’Ersu, arrivando alla cifra di circa 40 milioni. Nel 2018, 9 mila studenti idonei potranno beneficiare della borsa di studio che sarà più ricca di prima. Il contributo economico massimo consentito è di 5.100 euro per i fuori sede. Il 25% degli iscritti alle nostre università ha la certezza di ricevere i contributi».

«Le università sarde» spiegano gli assessori Spanu e Dessena «sono aperte da molto tempo, ci sono centinaia e centinaia di studenti che vengono da tutto il mondo e che alimentano il confronto e il dialogo interculturale con i nostri giovani che a loro volta affrontano esperienze di studio all’estero. La Regione sta investendo la giusta quantità di risorse in questa direzione. Dobbiamo favorire gli scambi perché questa è la politica che farà crescere la Sardegna, il resto è rappresentato da polemiche localistiche che non servono ai sardi e alla crescita dell’isola».

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