Baunei, l’amministrazione chiede un intervento urgente ad A.R.E.A per il quartiere “S’Orgioledda”
Richiesta di intervento urgente sulla via Logudoro, quartiere "S'Orgioledda", a Baunei. L'appello dell'amministrazione comunale di Baunei Salvatore Corrias ad A.R.E.A., l'Azienda Regionale per l'Edilizia Abitativa.
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Richiesta di intervento urgente sulla via Logudoro, quartiere “S’Orgioledda”, a Baunei. L’appello dell’amministrazione comunale di Baunei Salvatore Corrias ad A.R.E.A., l’Azienda Regionale per l’Edilizia Abitativa.
«Gentili Signori della Direzione Generale di A.R.E.A., Gentili Signori dell’Unità Territoriale di Nuoro,
Vi scrivo per sottoporre alla vostra attenzione l’urgenza di un rapido e risolutivo intervento sulla via Logudoro, nell’area abitativa di vostra competenza, in località “S’Orgioledda”, a monte dell’abitato di Baunei.
Più volte, in questi anni, abbiamo provveduto a richiamare la vostra attenzione sulla condizione nella quale versa la via Logudoro, sollecitando presso i vostri uffici una continua interlocuzione che, sinora, nonostante la nostra doverosa insistenza e le vostre continue rassicurazioni, non ha avuto alcun esito.
Vi scrivo perché vedo vanificata la nostra attesa, mia e dei miei concittadini che lì risiedono, la nostra attesa fiduciosa su un vostro impegno assunto da tempo, un impegno, ad oggi, ancora privo di un risultato concreto.
Non è ammissibile che, stante la disponibilità economica (200.000,00 euro), vista la lunga gestazione del progetto di riqualificazione, sul quale ci siamo confrontati e per il quale – comprendiamo – si impone un iter autorizzativo che richiede i suoi tempi, non è ammissibile che, dopo sette anni, si stia fermi alle sole dichiarazioni di intenti e la via Logudoro continui ad essere una strada sterrata, dilavata e pericolosa, priva dei requisiti necessari a farne una via residenziale, a servizio di chi vive nel quartiere e di chi, con ogni diritto, rivendica la necessità di poterla praticare in sicurezza.
Vi chiedo, dunque, di dare un pronto e concreto riscontro a questa mia formale sollecitazione».
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Il mistero delle incisioni della navicella di Teti: un reperto unico, che nessuno ha ancora mai studiato

Si tratta di un manufatto in terracotta con enigmatici grafemi: ma ancora purtroppo mancano studi istituzionali che provino a decifrarli e datarli.
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Nel cuore della Barbagia di Ollolai, il territorio di Teti ha restituito un reperto che riaccende il dibattito sulle conoscenze delle antiche comunità sarde: una navicella nuragica in terracotta risalente a un periodo compreso tra il Bronzo finale e la prima età del Ferro. Non si tratta di un semplice oggetto ornamentale, ma di un manufatto che porta incisi sulla superficie dei “grafemi” misteriosi, capaci di suggerire l’esistenza di un sistema di comunicazione molto più complesso di quanto ipotizzato finora.

Foto Museo Archeologico Comprensoriale di Teti
A differenza dei celebri bronzetti, questa navicella è realizzata in ceramica locale e presenta un fondo piatto. La sua importanza non risiede solo nella forma, ma soprattutto nei segni geometrici e lineari incisi con precisione intenzionale. Questi grafemi, collocati in posizioni non casuali, non appartengono a nessuna scrittura fonetica nota. Gli esperti ipotizzano si tratti di un sistema segnico pre-alfabetico: marchi di appartenenza clanica, simboli rituali o, in via più audace, una forma di scrittura pre-fenicia che serviva a mediare tra il mondo degli uomini e il sacro.
Il ritrovamento a Teti, lontano dal mare, conferma che per i nuragici la “nave” era un archetipo universale, simbolo di viaggio e rigenerazione, indipendentemente dalla vicinanza alle coste.
Nonostante l’eccezionalità del reperto, l’articolo solleva una dura critica verso le istituzioni e gli organi di tutela. Ad oggi, infatti, non sono stati avviati studi sistematici o analisi comparative su questi segni, che rischiano di restare inascoltati. La mancanza di approfondimenti interdisciplinari riduce un potenziale tesoro di informazioni a un semplice “vaso a forma di barca”, ignorando la sua dimensione comunicativa e identitaria.
Oltre alla carenza di studi, pesa l’incertezza sui dati cronologici. Nonostante i fondi pubblici stanziati per la datazione, i risultati non sono mai stati chiaramente definiti né condivisi con la comunità scientifica. In assenza di trasparenza e pubblicazioni ufficiali, la navicella di Teti rimane un nodo irrisolto: un’occasione mancata per far luce sulle reali capacità cognitive e scrittorie della Sardegna nuragica nel panorama del Mediterraneo antico. Fonte Nurnet.
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