Tortolì, 24enne soccorsa in via Foddeddu nel pomeriggio
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Santa Maria Navarrese, ecco le prime immagini del peschereccio Luigino.
Nelle immagini della Guardia Costiera, a centocinquanta metri di profondità, dove la luce del sole sbiadisce fino a scomparsa e la pressione del mare si fa padrona assoluta, il silenzio degli abissi di Santa Maria Navarrese è stato improvvisamente interrotto dal fascio luminoso delle telecamere subacquee, restituendo finalmente al mondo i contorni spettrali del “Luigino”.
Il peschereccio, protagonista della tragedia che lo scorso 11 febbraio ha sconvolto l’intera comunità di Tortolì, è stato individuato nelle scorse ore, ponendo fine a una ricerca estenuante e aprendo una nuova, delicatissima fase delle operazioni. L’imbarcazione giace ora riversa su un fianco, precisamente adagiata sul lato di dritta, in un fondale che in queste lunghe settimane ha già iniziato a reclamarla, con una natura marina che ha avviato il suo inesorabile processo di convivenza con lo scafo metallico.
Il ritrovamento è avvenuto a circa cento metri di distanza dal punto stimato dell’affondamento grazie all’impiego della nave Artabro, un imponente offshore supply vessel dell’EMSA equipaggiato con tecnologie di ultima generazione; a bordo del gigante dei mari hanno operato senza sosta gli uomini del 4° Nucleo Sub della Guardia Costiera di Cagliari, i quali sono riusciti a ottenere immagini nitide nonostante le condizioni proibitive. La vista che si è parata davanti agli operatori è carica di una malinconia profonda: la scritta “Luigino” sulla fiancata appare scolorita e visibilmente danneggiata dal tempo e dal trauma dell’impatto, eppure resta ancora tragicamente leggibile tra le ombre del fondale.
Accanto alla struttura della cabina e lungo i ponti si distinguono ancora i salvagenti, beffardamente legati all’imbarcazione e mai utilizzati, muti testimoni di quegli istanti concitati in cui il mare non ha concesso alcuna via di fuga. Se da un lato l’individuazione del relitto rappresenta una missione compiuta dal punto di vista tecnico e logistico, resta ancora aperta la ferita più dolorosa, poiché dei corpi dei due marittimi dispersi, Antonio Morlè ed Enrico Piras, non è stata purtroppo rinvenuta alcuna traccia immediata tra le lamiere ispezionate.
Proprio per questo motivo, le attività di ricerca non si fermano e sono già riprese a pieno ritmo con il supporto specialistico del 4° Nucleo Sommozzatori della Guardia Costiera, impegnato nel tentativo di restituire i due uomini alle loro famiglie e di chiudere definitivamente il cerchio di questa drammatica vicenda marittima.