Tortolì, il crowfunding al servizio del villaggio nuragico che sorgerà al parco La Sughereta
La cooperativa “Gli ultimi nuragici”, guidata da Andrea Loddo, si è fatta ormai largo nel panorama culturale sardo, facendosi notare per l’originalità delle proposte culturali e la profondità delle riflessioni sul passato della nostra Isola. Tra i progetti della cooperativa
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La cooperativa “Gli ultimi nuragici”, guidata da Andrea Loddo, si è fatta ormai largo nel panorama culturale sardo, facendosi notare per l’originalità delle proposte culturali e la profondità delle riflessioni sul passato della nostra Isola.
Tra i progetti della cooperativa uno sicuramente è molto ambizioso e di rilevanza storico-culturale per l’intera comunità: creare un Villaggio Nuragico, una sorta di parco laboratorio e centro studi dove confluiranno ricerche sul tema della civiltà nuragica, con attività che riprendano gli usi, costumi, l’alimentazione, l’arte e le tecniche di costruzione ed il modo di integrarsi alla natura della civiltà che popolava la nostra Isola.
La proposta di Loddo e compagni è stata presa in considerazione dal Comune di Tortolì che al progetto vorrebbe dedicare una porzione ( circa un ettaro) del parco La Sughereta. “L’idea nasce – spiega il presidente della cooperativa Andrea Loddo – con l’intento di fare rivivere alle persone uno squarcio delle nostro passato, creare interesse nella comunità e, soprattutto, nei più piccoli nei confronti dell’archeologia e nella storia della nostra Isola, che si sta rivelando essenziale per la conoscenza di tutto il mondo antico Europeo”.
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Sanità, alla Asl Ogliastra prende il via un progetto dedicato alla salute mentale delle donne

A Tortolì un nuovo percorso che integra Mindfulness e Compassion Focused Therapy: 13 appuntamenti rivolti a 30 partecipanti per affrontare ansia, stress e rafforzare il benessere emotivo.
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Non soltanto trattamento del disagio, ma un cammino orientato alla consapevolezza e alla crescita personale. Il Centro di salute mentale di Tortolì inaugura un’iniziativa innovativa per il supporto a disturbi come ansia e stress, presentando il progetto “Compassionate Mind Training”, pensato specificamente per la salute mentale femminile.
L’elemento distintivo del programma è l’unione tra le tecniche consolidate della Mindfulness e gli strumenti della Compassion Focused Therapy, approccio psicoterapeutico di recente sviluppo. Il percorso, partito nelle scorse settimane, coinvolge un gruppo di 30 donne e prevede 13 incontri strutturati.
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle azioni di rafforzamento del Dipartimento di salute mentale previste dal Pnes (Programma Nazionale Equità nella Salute) e prosegue il lavoro avviato con il progetto “Mindstress”, che negli anni passati ha sostenuto numerose donne nella gestione di ansia, stress e difficoltà legate al tono dell’umore.
Il “Compassionate Mind Training” è promosso dal Centro di salute mentale della Asl Ogliastra ed è stato ideato dalla Struttura semplice dipartimentale di Psicologia, guidata dalla dottoressa Claudia Abate (psicologa e psicoterapeuta), con la collaborazione della dottoressa Anna Rita Deiana (psicologa e psicoterapeuta) e il contributo della dottoressa Debora Lampis, psichiatra del Csm.
«Abbiamo scelto di proporre un percorso di gruppo basato su Compassion Focused Therapy e Mindfulness – spiega la dottoressa Abate – perché si tratta di pratiche applicabili in modo trasversale al funzionamento umano, senza focalizzarsi su una specifica patologia. Consentono di sviluppare un dialogo interiore più gentile e compassionevole, riducendo l’autocritica e le difficoltà legate ai vissuti emotivi, e favorendo una maggiore autonomia nell’affrontare le situazioni quotidiane. Entrambi gli approcci – aggiunge – contribuiscono a rafforzare consapevolezza ed equilibrio emotivo, integrando tecniche meditative con principi della terapia cognitiva».
All’avvio del progetto, alle partecipanti è stato somministrato un test psicodiagnostico che sarà riproposto al termine del ciclo di incontri, così da valutare in maniera oggettiva l’efficacia dell’intervento. «Attraverso questo strumento – conclude la dottoressa Abate – potremo misurare in modo standardizzato l’impatto del percorso e redigere un report dettagliato sui risultati ottenuti, utile anche per eventuali sviluppi futuri».
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