Tortolì, parola ai turisti: “più servizi pubblici, meno degrado nelle zone periferiche”
Da sempre Tortolì e le sue spiagge incantevoli sono meta nel periodo estivo di turisti provenienti da varie città d’Italia e del mondo. L’acqua cristallina e i paesaggi incontaminati sono elementi di forte attrazione. Nonostante ciò, molto spesso, questa zona
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Da sempre Tortolì e le sue spiagge incantevoli sono meta nel periodo estivo di turisti provenienti da varie città d’Italia e del mondo. L’acqua cristallina e i paesaggi incontaminati sono elementi di forte attrazione. Nonostante ciò, molto spesso, questa zona è oggetto di forti critiche, come testimoniano alcune dichiarazioni fatte da turisti intervistati in villeggiatura a Tortolì.
“Abbiamo preso in affitto una casetta nel mezzo della macchia mediterranea che anticipa la spiaggia di Foxilioni – racconta Massimo, giovane papà in vacanza con la sua famiglia a Tortolì da Brescia – ci troviamo bene, abbiamo trovato la tranquillità che cercavamo, però trovo che alcuni chioschi siano troppo cari in rapporto a quello che offrono: i cappuccini nel bar della spiaggia di Foxilioni, ad esempio, vengono serviti in bicchieri di plastica, e costano 1 euro e 50, idem le paste! Non va bene – aggiunge- ok che siamo in Sardegna, però migliorare il rapporto qualità prezzo in questo caso sarebbe necessario.”
Non sono mancate le lamentele in merito alla pulizia della città, “Tortolì” dice Susanna, in vacanza da Lecco “mi è sembrata pulita, anche se non posso dire altrettanto riguardo la zona periferica: sono anni che vengo qua in vacanza e in tutto questo tempo non ho visto un grande cambiamento. Mi riferisco ad esempio alla zona dello svincolo per Lotzorai: credo sia necessario migliorarne le condizioni affinchè non solo il centro ma anche ciò che si trova intorno sia pulito e presentabile”.
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Perché in questo periodo si accendono i fuochi in onore di Sant’Antonio?

In questi giorni in tutta la Sardegna si accendono i fuochi di Sant’Antonio. Ma perché si fanno? Ve lo spieghiamo in questo articolo
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In questi giorni, in tutta la Sardegna, si accendono grandi fuochi in onore di Sant’Antonio. Le fiamme illuminano le piazze, scaldano le notti d’inverno e riuniscono le persone. Ma ogni anno, puntuale, torna la stessa domanda: perché si fanno i fuochi per Sant’Antonio?
Oggi, in questo articolo, proviamo a dare una risposta.
Prima che la Sardegna conoscesse il calore del fuoco, i suoi abitanti vivevano nel freddo e nella miseria. Nelle grotte tremavano di notte e non potevano nemmeno cuocere il cibo. Per questo invocarono Sant’Antonio, un santo che viveva nel deserto ed era noto per la sua compassione verso i più poveri.
Sant’Antonio decise di aiutarli. Con un ramo di ferula costruì un bastone e si diresse verso un luogo misterioso al centro dell’isola, dove si diceva si aprisse l’antro dell’inferno, da cui sgorgava il fuoco eterno. I diavoli cercarono di fermarlo, ma grazie al suo maialino, che creò scompiglio tra le fiamme, il santo riuscì a entrare.
Antonio immerse la ferula nel fuoco infernale, che iniziò a bruciare dall’interno. Tornato tra gli uomini, soffiò sul bastone e ne fece scaturire scintille che si sparsero su tutta la Sardegna.
Così arrivò il fuoco tra i sardi.
Ed è per ricordare questo dono prezioso — luce, calore e vita — che ancora oggi si accendono i fuochi in onore di Sant’Antonio.
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