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Una città che respira, ma non sa cosa. È questo il paradosso che emerge dal report “Bon’aria di Sardegna 2025” presentato da Legambiente. Se nel resto dell’isola si discute di come abbattere le emissioni entro il 2030, a Nuoro il problema è ancora più a monte: la mancanza di dati. Il capoluogo barbaricino, infatti, risulta oggi spogliato degli strumenti necessari per una sorveglianza continua della qualità dell’aria, lasciando i cittadini in un pericoloso “vuoto informativo”.
Secondo Legambiente, la rete sarda di monitoraggio ha subito negli ultimi anni un drastico ridimensionamento, passando da 43 a 25 stazioni attive. A farne le spese è stata soprattutto Nuoro, capoluogo al buio: è citata esplicitamente come esempio di area urbana lasciata senza sorveglianza continua. Se in tutta l’isola solo 8 centraline rilevano il particolato più fine (il più dannoso per i polmoni), a Nuoro e provincia l’assenza di rilevazioni costanti rende impossibile quantificare l’impatto reale dello smog sulla salute pubblica.
«Dobbiamo smetterla di pensare che il vento risolva tutto – dichiara Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna -. Non percepire visivamente l’inquinamento non significa che sia assente. Non monitorare zone come Nuoro rende impossibile rilevare eventuali peggioramenti e intervenire tempestivamente».
Sebbene manchino dati puntuali, Legambiente ricorda che l’origine dell’inquinamento nelle zone interne è spesso legata a fattori antropici specifici: combustione di biomasse, l’uso diffuso di camini e caldaie obsolete in inverno può generare picchi di polveri sottili elevatissimi; trasporti, un parco auto spesso datato e un sistema di trasporto pubblico che necessita di investimenti alimentano la presenza di biossido di azoto (NO2).
Giorgio Querzoli e Luigi Lai del Comitato scientifico di Legambiente sono chiari: non si può gestire ciò che non si misura. La proposta per territori come quello nuorese è di passare a un modello di monitoraggio distribuito. «Oggi sono disponibili sensori a basso costo che possono affiancare le centraline tradizionali», spiegano gli esperti. L’obiettivo è dotare Nuoro di una rete di “allerta” capillare che permetta di tutelare la salute dei cittadini, specialmente delle fasce più fragili come bambini e anziani.
Per prepararsi ai nuovi limiti europei, Legambiente indica una ricetta che deve coinvolgere anche il centro Sardegna: incentivi per sostituire le vecchie caldaie con tecnologie a emissioni “quasi zero”; mobilità inclusiva, con investimenti nel trasporto pubblico e reti ciclo-pedonali per ridurre la dipendenza dall’auto privata e digitalizzazione dei servizi per diminuire gli spostamenti necessari. «L’obiettivo di Nuoro non deve essere solo quello di “essere in regola” sulla carta – conclude il report – ma di garantire un’aria realmente pulita in una delle zone storicamente considerate tra le più salubri d’Italia».