Sul disastro dell’Airbus Germanwings e la depressione del copilota Lubitz. Il parere dello psicologo
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Nel silenzio millenario della Grotta Corbeddu, tra le aspre montagne di Oliena, la terra ha restituito un segreto che scuote le fondamenta della paleoantropologia europea. Si tratta di una mascella umana risalente a circa 15.000 anni fa, ma con caratteristiche così peculiari da non somigliare a nessun altro reperto mai rinvenuto nel continente.
Secondo lo studio pionieristico di Spoor e Sondaar (1986), i resti presentano dati morfologici impressionanti. L’elemento che balza subito all’occhio è la dimensione dei molari: enormi, sensibilmente più grandi di quelli dei Sapiens mesolitici e persino superiori alla media dei campioni paleolitici continentali.

Grafica dallo studio di Spoon e Sondaar
Ma non è solo una questione di grandezza. La mascella rivela un apparato masticatorio di potenza inaudita, caratterizzato da: palato stretto e profondo, una conformazione strutturale specifica; osso zigomatico robusto, indice di inserzioni muscolari estremamente sviluppate. Tutto suggerisce un individuo abituato a una dieta durissima e particolare, modellata dall’ambiente isolano.
I resti sono stati rinvenuti in strati associati alla fauna pleistocenica sarda, un ecosistema popolato da specie oggi estinte come il Prolagus sardus (il piccolo lagomorfo preistorico) e il Cynotherium sardous (il cane selvatico locale).
Questo contesto ha portato gli studiosi a formulare un’ipotesi affascinante: proprio come i cervi nani e gli altri animali unici della Sardegna, anche l’uomo potrebbe aver subito un processo di endemismo. L’isolamento geografico per migliaia di anni avrebbe spinto i primi sardi lungo un percorso evolutivo indipendente, creando una variante umana “autoctona” modellata dalle risorse e dalle sfide dell’Isola.
Questa mascella dai molari giganti non appartiene a un visitatore occasionale, ma a un testimone di una presenza umana antichissima, una radice profonda che precede di millenni l’era dei nuraghi. «La storia della nostra terra è molto più profonda di quanto ci abbiano insegnato», afferma Andrea Loddo, studioso e profondo conoscitore della civiltà nuragica. «Volevo ringraziare il paleontologo Daniel Zoboli per avermi fornito materiale prezioso su questo unico reperto osseo». Il reperto di Corbeddu apre una voragine di domande sulla nostra identità: se l’evoluzione ha seguito una strada propria in Sardegna, quante altre “specie” o varianti umane hanno abitato le nostre grotte prima della storia conosciuta?