Cannas sul ricorso: “Costretti a costituirci in giudizio ma sereni in vista della sentenza di ottobre”
Quando sembrava oramai calato il sipario sulle elezioni amministrative del comune di Tortolì, conclusesi con la vittoria di Massimo Cannas, ecco arrivare a giugno il colpo di scena con il ricorso presentato al TAR Sardegna dal candidato sindaco Fabrizio Selenu,
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Quando sembrava oramai calato il sipario sulle elezioni amministrative del comune di Tortolì, conclusesi con la vittoria di Massimo Cannas, ecco arrivare a giugno il colpo di scena con il ricorso presentato al TAR Sardegna dal candidato sindaco Fabrizio Selenu, sconfitto per trentuno voti. Oggi, il Comune di Tortolì si trova obbligato a costituirsi in giudizio contro il ricorso e ad avviare una pratica difensiva. L’ente ha affidato il difficile incarico legale allo studio cagliaritano dei Fratelli Cotza, mentre le sorti dei singoli consiglieri, anch’essi nominati nel ricorso, verranno gestite dallo studio di Salvatore Satta, sempre a Cagliari.
Il primo cittadino Cannas, commenta così gli ultimi sviluppi: “Il ricorso di Selenu è stato rivolto in prima istanza contro il Comune che come ente è quindi obbligato a costituirsi in giudizio. La causa è molto tecnica, specifica, sono pochi gli studi specializzati in tematiche così particolari. I costi di un’azione legale di questo tipo sono molto alti: per fortuna siamo riusciti a spuntare, sia come Comune che come singoli, dei prezzi vantaggiosi, fuori mercato. Nel caso del Comune si tratta di una cifra di settemila euro, a fronte di quella normalmente richiesta di circa 18mila euro. Certamente l’amaro in bocca resta: in questo periodo, proprio all’inizio del nostro mandato, ci sarebbe piaciuto non doverci distrarre con beghe legali di questo tipo. Inoltre, i consiglieri si vedono costretti a mettere di tasca una parte del denaro necessario al disbrigo delle proprie pratiche, visto che sono chiamati in causa nel secondo paragrafo del ricorso. Ma siamo fiduciosi poichè i nostri avvocati stanno compiendo un lavoro certosino e sono già impegnati a lavorare sulle controdeduzioni in vista della sentenza definitiva del 2 ottobre”.
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A cosa servivano gli edifici che si trovano a Bosa lungo il fiume Temo?

In uno dei borghi più famosi della Sardegna, nella costa nord-occidentale dell’Isola, ci sono una serie di edifici, diventati monumento nazionale nel 1989. Sapete di che cosa si tratta?
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A cosa servivano gli edifici che si trovano a Bosa lungo il fiume Temo?
In uno dei borghi più famosi della Sardegna, nella costa nord-occidentale dell’Isola, ci sono una serie di edifici, diventati monumento nazionale nel 1989. Sapete di che cosa si tratta?
Lungo la costa nord-occidentale dell’Isola, immersi nel suggestivo panorama di uno dei borghi più famosi della Sardegna, si ergono silenziosi i testimoni di un passato produttivo straordinario che dal 1989 sono stati ufficialmente dichiarati monumento nazionale; si tratta di un simbolo imponente di archeologia proto-industriale della Sardegna, la cui tradizione conciaria affonda le radici in un’epoca lontanissima che risale all’antica Roma o forse ancora prima.
Questa antica arte, dopo essere stata riscoperta nel corso del Seicento, crebbe costantemente sino a trasformarsi in un’attività floridissima durante il periodo compreso tra il secondo Ottocento e tutta la prima metà del Novecento; in quegli anni furono attive una trentina di aziende, di cui oggi rimane una memoria tangibile in sas Conzas, le antiche strutture che sorgono a schiera lungo la sponda sinistra del fiume Temo, proprio nelle vicinanze del Ponte Vecchio. Per quasi un secolo il centro della Planargia è stato considerato la capitale delle concerie in Italia, grazie a produzioni di altissima qualità che erano apprezzate e vendute diffusamente sia nella Penisola che all’estero; tuttavia, con il passare del tempo, l’attività iniziò a ridursi lentamente fino a cessare del tutto nella seconda parte del XX secolo.
La scelta della posizione di queste fabbriche fu dettata da precise esigenze logistiche, poiché le conce sorsero a ridosso del fiume per facilitare l’approvvigionamento idrico indispensabile alle lavorazioni e in prossimità della città per essere facilmente raggiungibili dagli operai; allo stesso tempo, vennero collocate in una posizione sufficientemente lontana dal centro abitato per evitare che gli odori pungenti derivanti dalla lavorazione delle pelli disturbassero i residenti.
I fabbricati furono costruiti utilizzando materiali poveri ma resistenti come pietre, fango e calce, per poi essere intonacati con la caratteristica trachite rossa e affiancati gli uni agli altri secondo un’estetica che richiama le tipiche abitazioni variopinte del quartiere di sa Costa; ogni edificio si sviluppa su due piani coperti da un soffitto in legno, con una distribuzione degli spazi funzionale al ciclo produttivo. Al piano terra si trovavano infatti gli strumenti primari come il pozzo, la pressa e i grandi vasconi in muratura, dove le pelli venivano immerse con cura per le fasi di conciatura, colorazione e lavaggio; il piano superiore era invece destinato interamente alla finitura, con una particolare attenzione alla produzione di tipologie specifiche come la suola e la vacchetta, materiali allora estremamente richiesti dai legatori di libri cagliaritani.
Oggi è ancora possibile compiere un vero viaggio a ritroso nell’attività storica di Bosa visitando il museo delle Conce, sapientemente allestito all’interno di una conceria del 1700; un percorso guidato illustra nei dettagli le antiche tecniche di lavorazione, permettendo di osservare al primo piano i laboratori e gli attrezzi impiegati per la finitura, mentre al piano terra si possono ammirare le originali vasche in muratura perfettamente restaurate. L’aspetto più affascinante dell’escursione consiste nella possibilità di camminarci sopra in totale sicurezza grazie a una speciale pavimentazione in vetro, che permette di osservare le strutture storiche da una prospettiva unica e coinvolgente.
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