“Bisu de una note de mesu istade” in iscena in Barì
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C’è una malinconia sottile che attraversa le strade di Lanusei, ed è quella di una comunità che si sente sempre più “spogliata” dei suoi spazi di aggregazione e cultura. L’ultimo grido d’allarme arriva dai social, attraverso una riflessione di un cittadino, Gonario Martis, che ha dato voce a un sentimento condiviso da molti nel gruppo Facebook “Sei di Lanusei se…”.
Il paradosso si è palesato in tutta la sua evidenza durante le festività, con l’uscita nelle sale del nuovo film di Checco Zalone. Per poterlo vedere, decine di lanuseini si sono ritrovati, quasi come in un esodo silenzioso, seduti nelle poltrone del Cinema Garibaldi di Tortolì.
“Mi sono trovato in quella piccola sala, circondato da molti miei paesani”, scrive Martis. “Siamo diventati orfani di un posto dove vedere un film”. È un’immagine potente: una platea di cittadini di Lanusei che deve spostarsi sulla costa per godere di uno spettacolo che, un tempo, era il fiore all’occhiello della loro cittadina.
Il pensiero corre subito al Cine Teatro Tonio Dei. Una struttura bellissima, definita un’eccellenza architettonica e culturale, che fortunatamente non è del tutto spenta. Grazie alla gestione attuale, il teatro è inserito con successo nel circuito teatrale nazionale, ospitando spettacoli di alto livello. Eppure, la sua anima cinematografica è svanita da tempo. Il proiettore tace, lasciando un vuoto che il teatro, da solo, non riesce a colmare.
Il problema non è la mancanza di strutture, ma la gestione della sfida imprenditoriale. Attualmente, il Garibaldi di Tortolì è l’unico presidio cinematografico attivo in tutta l’Ogliastra. Una situazione che Martis definisce inaccettabile, lanciando una sfida alle nuove generazioni: “È possibile che non riusciamo a trovare giovani che abbiano voglia, ma anche il coraggio, di far ripartire la proiezione dei film? Tra Lanusei e i paesi periferici l’utenza ci sarebbe. Secondo me si potrebbe fare”.
L’utenza potenziale esiste: Lanusei, con il suo hinterland e i paesi montani, rappresenta un bacino che non aspetta altro che un’alternativa più vicina. Non si tratta solo di intrattenimento, ma di identità territoriale. Vedere un film nel proprio paese significa mantenere vivo il centro storico, creare economia locale e restituire ai giovani un luogo di ritrovo che non sia solo virtuale.