Il delitto d’onore in Sardegna: una storia vera
Nuova fatica letteraria per Simonetta Delussu, nota insegnante e scrittrice tertenese. Dopo aver scandagliato le tematiche inerenti alla stregoneria e ai riti funebri sardi, eccola tornare alla ribalta con un argomento altrettanto particolare: il delitto d’onore. Ha appena visto la
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Nuova fatica letteraria per Simonetta Delussu, nota insegnante e scrittrice tertenese. Dopo aver scandagliato le tematiche inerenti alla stregoneria e ai riti funebri sardi, eccola tornare alla ribalta con un argomento altrettanto particolare: il delitto d’onore. Ha appena visto la luce editoriale, infatti, il libro intitolato “Il delitto d’onore in Sardegna: la storia di Irene Biolchini”. La Delussu racconta in queste pagine una storia vera e drammatica. E lo fa analizzando la società del tempo (1923) e i risvolti psicologici ed emotivi della vita di Irene Biolchini, una giovane donna di Tertenia che viene abbandonata dal proprio fidanzato durante la gravidanza e che quindi sente di dover riparare l’offesa subita. Racconta la scrittrice, che anche questa volta ha scelto di pubblicare con la casa editrice La Riflessione: “Le donne disonorate pulivano l’onta col loro sangue, ma Irene sa che morendo perderà non solo la sua vita ma anche quella del figlio che porta in grembo. Quindi decide di imparare a sparare, trovandosi un maestro d’eccezione: Samuele Stocchino, la tigre d’Ogliastra. Con lui stabilirà un patto d’amicizia che durerà tutta la vita. In un pomeriggio freddo e uggioso di ottobre, armata di tutto il coraggio che solo una madre con un carattere indomito può avere, Irene affronta Domenichino e con un colpo secco alla fronte lo uccide”.
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In Sardegna c’è una domus de janas dentro a un paese, usata come casa fino a poco tempo fa. Sapete dove?

Entrarci è come fare un viaggio nel tempo… senza uscire dal paese. Una tappa imperdibile per chi vuole vedere la Sardegna da un’altra prospettiva!
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Tra i tesori archeologici della Sardegna, le domus de janas occupano un posto d’onore. Ma poche possono vantare una storia così viva e straordinaria come quella di “Sa Rocca”, nel centro del borgo di Sedini.
Costruita tra i 5 e i 6 mila anni fa, questa gigantesca roccia calcarea non è mai stata solo un monumento da ammirare da lontano: fino a pochi decenni fa, le sue cavità erano una vera e propria casa. E non solo. Nel corso dei secoli, Sa Rocca ha ospitato prigionieri, animali, negozi, sedi politiche e abitazioni private, trasformandosi continuamente e adattandosi alle esigenze della comunità.
La domus si trova sul ciglio del vallone di Baldana e conserva al suo interno un ipogeo funerario preistorico, con sei celle scavate nella roccia, alcune delle quali ampliate e fuse tra loro. L’accesso originale avveniva da un masso calcareo, oggi rotolato più a valle ma ancora visibile. Durante il Medioevo, nuove stanze e un focolare vennero scavati, testimoniando un uso polifunzionale che includeva anche la funzione di prigione.
Ma la vera svolta avvenne nell’Ottocento: la roccia venne sfruttata come cava di mattoni, creando ambienti ampi e abitabili su tre livelli, integrati con murature e solai. Il risultato è un complesso di 129 mq che racconta, con sorprendente chiarezza, millenni di storia, dal Neolitico all’Ottocento.
Oggi Sa Rocca è diventata una casa-museo aperta al pubblico. La sala principale conduce alle tombe più antiche tramite una scala in legno, mentre gli ambienti successivi ospitano mostre permanenti dedicate ai patrimoni culturali dell’Anglona. La domus non è solo facilmente accessibile, ma rappresenta uno dei pochi siti dell’isola utilizzati senza soluzione di continuità per millenni, un vero e proprio ponte tra passato e presente.
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