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L’immutabile anima del Largo Carlo Felice: cronache di una Cagliari di 50 anni fa in technicolor tra filobus e Jacarande.
Il tempo, si sa, scorre con una velocità spesso impercettibile, ma talvolta basta il riflesso di uno scatto a colori per accorgersi di quanto una città possa mutare e, paradossalmente, restare ancorata ai propri vizi; questa immagine ci trasporta infatti in una Cagliari di 50 anni fa, in pieno 1976, rivelandoci dettagli preziosi di una realtà urbana che sembra appartenere a un’altra epoca ma che conserva tracce di un’incredibile attualità.
A dominare la scena è un Largo Carlo Felice che appare quasi irriconoscibile per via della vegetazione: qui le oggi imponenti Jacarande sono ancora giovani e decisamente più basse rispetto alla maestosità rigogliosa a cui siamo abituati, ricordandoci con la loro minuta statura che per diventare belle e iconiche come le ammiriamo oggi è stato necessario un lungo e silenzioso percorso di crescita durato decenni.
Sullo sfondo, a dettare il ritmo cromatico della via, spicca un filobus di un giallo vivace, una tonalità calda che si riflette persino nella struttura dei semafori dell’epoca e che ci parla con nostalgia di una Cagliari che non c’è più; l’occhio cade poi inevitabilmente sulla linea delle auto, un catalogo a cielo aperto della meccanica anni Settanta, e sull’abbigliamento dei passanti che scivolano via lungo i marciapiedi come comparse di un film d’altri tempi.
Eppure, tra tanti segni del passato, la foto ci rivela anche un’ineluttabile verità che mette in discussione il mito del “buon tempo antico”: nonostante si sia soliti ripetere che un tempo eravamo più educati, lo scatto testimonia l’esistenza dell’atavico problema del parcheggio, mostrando come i posti fossero tutti occupati già allora. In alto a sinistra, impietose e inequivocabili, si possono infatti notare diverse auto in doppia fila nel Largo, a dimostrazione del fatto che certe abitudini non muoiono mai e che la ricerca del parcheggio “creativo” rappresenta una costante storica della mobilità cagliaritana; oggi come allora, quel disordine urbano convive con la bellezza di una città che cambia pelle, mantenendo però intatti i suoi piccoli, grandi difetti.