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Quando il Cagliari giocò in Coppa dei Campioni.
Il crepuscolo dei giganti: quella notte di gloria e fiele tra il Cagliari e l’Europa.
L’atmosfera che si respirava allo stadio Sant’Elia il 21 ottobre 1970 non era semplicemente quella di una partita di calcio, ma il coronamento di un sogno collettivo che portava i colori rossoblù sul tetto d’Europa. Quando il Cagliari giocò in Coppa dei Campioni, l’intera isola si fermò per osservare i propri eroi affrontare l’aristocrazia del calcio continentale in un impianto appena inaugurato, ancora intriso dell’entusiasmo per lo storico scudetto conquistato pochi mesi prima. L’immagine simbolo di quel pomeriggio immortala i due capitani di Cagliari e Atlético Madrid, rispettivamente Pierluigi Cera a destra e Isacio Calleja a sinistra, mentre si salutano cordialmente prima del fischio d’inizio della sfida tra Rossoblù e Colchoneros, valevole per l’andata degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1970-1971.
In un campo teso e vibrante, la compagine sarda dimostrò di non avere timori reverenziali verso i blasonati avversari spagnoli, riuscendo a imporre il proprio gioco grazie a una condizione atletica invidiabile e a una coralità magistrale. Il Cagliari superò gli spagnoli per 2-1, sbloccando il risultato grazie a un gol di Riva al 40’ che fece esplodere i cinquantamila del Sant’Elia; il raddoppio di Gori all’inizio della ripresa sembrò poi mettere in cassaforte un successo storico, profilando una qualificazione che appariva alla portata. Tuttavia, il calcio sa essere crudele e, a un quarto d’ora dal termine, Luis Aragones riaprì il discorso qualificazione con una rete che avrebbe pesato come un macigno nel bilancio complessivo del doppio scontro.
Quello che doveva essere l’inizio di una trionfale cavalcata europea si trasformò, nel giro di pochissimo tempo, in un dramma sportivo dalle proporzioni incalcolabili. Purtroppo, pochi giorni dopo, Gigi Riva nell’infausta partita della Nazionale con l’Austria fu azzoppato dal terzino austriaco Norbert Hof, un intervento brutale che finì per compromettere il ritorno contro i madrileni, un probabile secondo scudetto per gli isolani e, in senso lato, la carriera di Rombo di Tuono. Senza il suo leader carismatico e il suo principale terminale offensivo, la squadra si presentò al ritorno orfana della sua anima più pura.
Il verdetto finale fu scritto il 5 novembre a Madrid, in un clima infuocato dove ancora Luis Aragones firmò una tripletta implacabile; nonostante fino al 73’ la partita fosse rimasta aperta e il Cagliari avesse tentato con le unghie di difendere il vantaggio dell’andata, la forza d’urto dell’Atletico ebbe la meglio. L’Atletico vinse 3-0 e il Cagliari fu eliminato, lasciando ai posteri il rimpianto per ciò che sarebbe potuto essere se il destino non avesse teso quell’agguato a Vienna. Resta, incisa nella memoria, quella sfida tra Rossoblù e Colchoneros che rappresentò l’apice e, contemporaneamente, l’inizio della fine di un’era irripetibile.