Mobilità Internazionale: sportello eurodesk attivo durante la “Memoria della Sardegna in rete”
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La storia di Michele è una di quelle che raramente trovano spazio nelle cronache, ma che raccontano una verità cruda e spesso invisibile. Per anni ha vissuto sotto un cavalcavia di Cagliari, in una roulotte condivisa con Luna, la sua compagna conosciuta in Emilia Romagna quando entrambi lavoravano negli alberghi del Nord Italia. Un tempo avevano un’esistenza normale, fatta di lavoro e progetti. Poi qualcosa si è spezzato, portandoli lontano da tutto ciò che conoscevano.
La strada li ha inghiottiti lentamente, tra dipendenze, precarietà e una quotidianità segnata da fango, rumore, sporcizia, caldo insopportabile d’estate e freddo pungente d’inverno. Per molti, erano solo due figure indistinte nascoste nell’ombra del cemento. Per chi li incontrava davvero, invece, erano semplicemente Michele e Luna: due vite fragili, ma piene di ricordi e speranze sgualcite.
Michele parlava volentieri nei momenti di lucidità. Raccontava la sua storia con sensibilità, rivelando un lato umano che la droga non era riuscita a cancellare. E ogni settimana ad ascoltarlo c’erano i volontari dell’associazione Amici della Strada. Portavano cibo, aiuto, conforto. E tentavano, più volte, di convincerlo a entrare in una comunità di recupero. Nonostante l’impegno della Caritas e il sostegno del Comune, Michele non ha mai trovato la forza di fare quel passo.
La sua morte ha lasciato un vuoto profondo. «La morte di un nostro fratello fragile mi lascia sgomento», scrive il volontario Antonio Mura in un post che è un grido di dolore. «Quando si fa volontariato di strada, la morte di un fratello così viene vissuta come un fallimento». Il volontario confessa di provare una tristezza che pesa come una sconfitta personale, pur sapendo, nel profondo, che lui e i suoi compagni hanno fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità: «Questa è la mia unica consolazione. Scusaci, Michele, se non siamo riusciti a fare di più. Riposa in pace, fratello fragile, che Dio ti accolga nel Regno dei Cieli».
Il ricordo di Michele, e delle tante storie simili, è affidato al lavoro silenzioso dei volontari che ogni giorno scelgono di restare accanto agli invisibili: l’associazione Amici della Strada, con il presidente Roberto Carrus, Ignazio Puddu e Antonio Mura. Uomini che, mentre il mondo guarda altrove, continuano a vedere — e a raccontare — l’umanità nascosta sotto i cavalcavia.