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Un ritrovamento straordinario nel complesso nuragico di Santa Barbara, a Villanova Truschedu, potrebbe cambiare la comprensione dell’antica civiltà sarda. Lo scorso 21 dicembre, Andrea Mulas, artigiano, artista e appassionato di archeologia noto con il nome d’arte Andy Bostro, ha individuato una pietra scolpita con i simboli della Dea Madre, divinità prenuragica e nuragica legata alla fertilità, alla nascita e alla rigenerazione.
«Di solito vado al nuraghe per il solstizio d’inverno fin dal 2007 – racconta Mulas, 53 anni, di Oristano – e questa volta ho fatto una performance artistica all’interno del complesso, come facevano gli antichi sciamani. Quando ero nel nuraghe, indossando la mia maschera ancestrale, ho osservato il nuraghe da prospettive diverse. All’improvviso mi sono scese le lacrime nel vedere il seno della Dea Madre. Così ho deciso di segnalarlo, anche se inizialmente nessuno mi ha preso sul serio. Ora la Soprintendenza è costretta a prenderne atto e a occuparsi della scoperta».
Il rapporto di Mulas con il nuraghe è quasi spirituale: «Il nuraghe mi ha comunicato in modo diretto ciò che c’era da vedere. Le foto parlano chiaro», dice, rispondendo agli scettici. «Mi sento libero di dire la mia e non devo rispondere a nessuno, né a teorie precostituite che sembrano non poter mai essere messe in discussione».
Da vent’anni Mulas porta avanti il suo movimento artistico e la sua cura per la Sardegna. «Voglio far conoscere la nostra terra in tutto il mondo. A volte, anche in casa mia, qui in Sardegna, mi sento nemico, perché spesso i Sardi stessi osteggiano i Sardi. Con questa scoperta della Dea Madre non voglio fermarmi. Per me ora è una battaglia», confessa. Il suo messaggio ai giovani è chiaro: «Guardate bene la vostra terra, con attenzione. Un nuraghe non sono quattro pietre, ma un universo intero».
Dopo giorni di tentativi senza risposta, l’8 gennaio 2026, Mulas si è recato presso la Stazione dei Carabinieri di Oristano per sporgere formale denuncia e sollecitare l’intervento della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, chiedendo una tutela immediata del sito. «Si tratta di una scoperta fatta per il bene della collettività e per la storia della nostra terra. Il sito è esposto agli agenti atmosferici e al rischio di manomissioni. È fondamentale che venga messo in sicurezza al più presto, affinché gli esperti possano studiare il reperto, che potrebbe aprire nuovi scenari sulla conoscenza del periodo nuragico», dichiara.
Assistito dall’avvocato Cristina Puddu, Mulas ha consegnato la documentazione fotografica ai Carabinieri, citando l’articolo 92 del Codice dei Beni Culturali sui ritrovamenti fortuiti, riservandosi di decidere in futuro sulla destinazione dell’eventuale premio di rinvenimento.
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